Non amo piagnucolare. Ogni volta che mi trasferisco in un Paese arabo, per il solo fatto che sono una donna, so cosa mi aspetta, ma cio' non significa che lo debba accettare. Percio' ancora mi incazzo se qualcuno mi sussura: "ia mossa", "ia eshta", "ia 3sal" all'orecchio o se, mentre cammino con maniche a tre quarti, jeans e scialle con 40 gradi d'estate, qualcuno si permette di giudicarmi: "haram 3laiki, dovresti coprirti".
Moralisti del cavolo, le schifezze andate a dirle a vostra madre o a vostra sorella. Ah gia', dimenticavo che loro sono intoccabili, ma le madri e le sorelle degli altri no. Se non vi piace come mi vesto giratevi dall'altra parte, non siete costretti a guardare. Ma ho come la sensazione che non lo disprezziate poi cosi' tanto dal momento che, prima di sputare le vostre sentenze, mi spogliate con il solo sguardo.
La cosa piu' demoralizzante e' che alla fine della giornata non ci posso fare nulla perche', per quanto possa reagire, non tocca a me cambiare le cose qui e chi lo dovrebbe fare, ovvero le donne (in questo caso) egiziane, il piu' delle volte mi consigliano di lasciare perdere, andare oltre e non rispondere perche' potrebbe essere pericoloso.
Sinceramente, non so come facciano a lavorare qui. E' da un po' di tempo che me lo chiedo per il semplice fatto che e' da piu' di un mese che tento di dare lezioni private di inglese e di italiano. Ho dato parecchie lezioni ed a parecchie persone, ma si e' trattato sempre e solo di una prima lezione. L'iter scolastico viene sempre, inevitabilmente, stroncato dalla misteriosa scomparsa dell'alunno.
Il motivo? Instintivamente potreste pensare che sia perche' sono una cattiva insegnante, e magari avete anche ragione. Ma queste persone non hanno neanche avuto il tempo di appurarlo o meno. Il motivo e' un altro. Sono uomini. E fondamentalmente concepiscono queste lezioni come un appuntamento al buio per cui funziona cosi': o ci stai o fai finta di starci, se no, non lavori.
Riflettendoci, io tutto sommato sono in una posizione privilegiata. Qui non ci devo vivere per sempre, ma le donne egiziane come fanno? Mi viene sempre in mente la figura di Busayna in the Yacoubian Building. La sua alla fine e' l'unica storia che ha un lieto fine, ma cosa e' stata costretta a fare pur di lavorare?
Riflettendoci, io tutto sommato sono in una posizione privilegiata. Qui non ci devo vivere per sempre, ma le donne egiziane come fanno? Mi viene sempre in mente la figura di Busayna in the Yacoubian Building. La sua alla fine e' l'unica storia che ha un lieto fine, ma cosa e' stata costretta a fare pur di lavorare?
E' letteralmente impossibile lavorare senza che, piu' o meno esplicitamente, si venga molestate. Di esempi ne avrei a iosa. Ve ne raccontero' solo uno dei tanti.
Incontro Mohamad per la prima volta a Cilantro. Era in ritardo di un'ora. Si e' seduto al tavolo con me e Sherif senza neanche scusarsi. Inutile dire che, se Sherif non avesse sorbito tutte le mie ire in quell'ora, avrei sbranato il ritardatario a parole. Per evitare cio', e perdere un cliente, dopo aver concordato velocemente data ed orario, mi son scusata ed ho raggiunto i miei amici per una birra fredda.
Qualche giorno prima della lezione ricevo un messaggio di conferma da parte di Mohamad: "Giovedi' alle 7, mi sei piaciuta"
Fino all'ultimo ho voluto credere che intendesse che gli fossi stata simpatica. Inutile dire che non intendeva quello. La prima lezione, nonostante l'insegnamento non sia la mia vocazione, ci ho messo tutto l'impegno possibile per rendere quell'ora e mezza interessante per me e per lui. Mi sono sforzata di parlare in arabo laddove non capiva e mi sono ingegnata improvvisandomi fumettista e mimo.
Non ha ascoltato una sola cosa che ho detto, non ha scritto una sola parola e non ha spiacciccato una frase. Mi interrompeva ogni tanto giusto per farmi domande personali che non centravano nulla con l'argomento che stavamo affrontando.
Gli ultimi 10 minuti mi chiede: posso scrivere una frase? Io, meravigliata e speranzosa che si fosse svegliato un po', gli do' carta e penna. In un italiano sgrammaticato mi scrive: tu piacere a me.
Vuoi fare lo stronzo? E allora iniziamo a giocare. Perche' dovete sapere che la caratteristica principale di questi individui e' la codardia. Faccio finta di non capire: "Cosa hai scritto?Non capisco, me lo puoi dire in arabo?"
Ovviamente non ho ricevuto risposta.
Solo dopo essere tornata a casa ho ricevuto questo messaggio: "Vorrei tu sposato avete la macchina e la apartamento o ufficiale universita perche tu mi piace pensare o rispondere i am good guy".
Wow, una proposta di matrimonio via sms. Che romanticone.
per almeno un mese ha continuato a chiamarmi e mandarmi messaggi. Chiamasi stalking.
(presto scrivero' un post sullo stalking che avviene qui in Egitto tramite chiamate/messaggi incessanti perche' e' un vero e proprio fenomeno, Phone stalkers torment women in Egypt)
Wow, una proposta di matrimonio via sms. Che romanticone.
per almeno un mese ha continuato a chiamarmi e mandarmi messaggi. Chiamasi stalking.
(presto scrivero' un post sullo stalking che avviene qui in Egitto tramite chiamate/messaggi incessanti perche' e' un vero e proprio fenomeno, Phone stalkers torment women in Egypt)
Si' e' una storia che puo' farci sorridere e che e' stata motivo di scherno da parte mia e dei miei amici per settimane. Ma non e' un'eccezione, e' una continua ed incessante molestia che ad un certo punto non ti permette di lavorare.
Ho provato anche l'opzione della fede al dito. Ecco cosa succede:
ESR (=egiziano sessualmente represso): Sei sposata?
Io: si' (mostro la fede)
ESR: Tuo marito vive qui?
E qui ci sono due risposte che puoi dare, ma la reazione e' sempre la stessa:
1. No ----> e allora lui si sente in diritto di provarci comunque
2. Si' -----> e allora lui si sente in diritto di provarci comunque perche' una donna straniera puo' sempre avere un secondo habibi ed un marito che lascia sua moglie andare in giro da sola e' cornuto a priori.
Ed e' cosi', che per l'ennesima volta, ti ritrovi a tornare a casa con la voglia di prendere a calci nelle palle qualsiasi uomo che faccia finta di intralciare il tuo cammino solo per fare qualche suono animalesco o per farti sapere (nonostante tu non l'abbia chiesto) quanto sei bella.
Questo e' il mio quinto mese al Cairo e da quando sono arrivata mi sono resa conto che ho subito una trasformazione. Incosciamente ci sono cose di me che sono cambiate e comportamenti che ho assunto:
- Solitamente amo vestirmi con colori sgargianti e da quando vivo al Cairo mi ritrovo a scegliere colori scuri, deprimenti che non mettano in evidenza le mie forme.
- Quando esco di casa, guardo per terra. So bene che se incrocio lo sguardo di un uomo, per loro, e' un via libera. Come minimo saro' costretta a subire un commento o un'occhiata provocatoria. Il peggio e' che inizi a seguirmi cercando di attaccare bottone.
Motivo per cui il piu' delle volte esco con occhiali da sole e lettore mp3 sparato a palla. - Quando cammino per strada, corro, non passeggio perche' a quanto pare gli uomini qui non concepiscono il fatto che anche noi abbiamo bisogno di andare dal punto A al punto B perche' abbiamo una vita. Che so', magari lavoriamo, studiamo e abbiamo degli impegni anche noi. No, noi passeggiamo per il loro piacere.
Tante volte avrei voluto che il mio corpo scomparisse. Subito dopo mi son sempre sentita in colpa per il solo fatto d'averlo pensato perche' IO so bene che non ho fatto nulla di male. Tuttavia, mi chiedo quante donne egiziane lo sappiano. Quante non vivano le forme del loro corpo come una condanna invece che un dono. Credo di capire perche' ci sono donne che decidono di coprirsi interamente rinunciando alla propria femminilita'.
E' una pressione psicologica quotidiana che si insinua lentamente nelle tue scelte ed atteggiamenti.
Il fatto e' che l'ostacolo non e' solo nel campo lavorativo o per strada. Parliamo di Tahrir. La piazza che per mesi ha coinvolto l'intero mondo tenendolo a fiato sospeso. Ho sostenuto gli egiziani da casa, ho creduto nella loro visione. Amo Tahrir e cio' che simboleggia. E anche se oggi le cose in Egitto non procedono come tutti noi abbiamo sperato, sono positiva. Dopotutto, si vede l'inizio di una rivoluzione ma non sempre se ne vede la fine. Le cose non cambiano in un solo anno.
Peccato che, pero', ogni volta che la debba attraversare, specialmente quando c'e' una manifestazione, le palpate di culo (e non solo. Vi evito di dire dov'altro) sono la normalita'. Ed e' li', in quel luogo dove centinaia di persone hanno urlato e ancora urlano per un cambiamento radicale ,che ti chiedi se mai ce la faranno. E' dal rispetto per se stessi e per gli altri che ci puo' essere un reale cambio di rotta. A giudicare dalle palpate che subisco, per cui sono sicura che i molestatori sanno dirmi che intimo porto, credo che ci sia ancora molta strada da fare.
(un articolo fresco fresco di come le molestie in Tahrir siano peggiorate sensibilmente: Alarming assaults on women in Egypt's Tahrir)
(un articolo fresco fresco di come le molestie in Tahrir siano peggiorate sensibilmente: Alarming assaults on women in Egypt's Tahrir)
Ho sempre cercato di trattare gli uomini egiziani come persone adulte, mature e senza partire prevenuta. Mi dispiace dire che, nella maggiorparte dei casi, rimango delusa.
Potrei sinceramente andare avanti a scrivere per ore.
Prima di terminare vorrei dire che in parte gia' prevedo commenti del tipo: "Si', ma anche da noi la donna non e' emancipata, non e' rispettata e bla bla bla..." Queste sono osservazioni con cui sono d'accordo, ma solo in parte.
Chi mi conosce bene sa che non amo chi parla dei Paesi arabi per luoghi comuni senza mai averci messo piede e sa che non sopporto il maschilismo strisciante che regna in Italia o nel cosidetto Occidente.
Ma paragonare le due realta' equiparandole non ha senso. Il soggetto della discriminazione e' lo stesso, ma la cultura, gli atteggiamenti e le relazioni tra i due sessi delle due realta' non lo sono e cio' inevitabilmente crea delle discrepanze. Parificare e' solo un modo per negare il fatto che esiste una differenza ed e' anche parecchio palese. Negare, fare finta o sminuire il problema non aiuta.
Detto cio', questo post non vuole essere una demonizzazione dell'Egitto o delle persone che ci vivono perche', per quanto ci siano giorni in cui mi faccia impazzire, ha un'anima di cui mi sono innamorata, lo ammetto. Ed e' proprio perche' lo amo che sento sia giusto esporre questo problema perche' una societa' che non e' in grado di confrontarsi o di autocriticarsi non si evolve.
Questo, per me, e' uno spazio dove mi posso esprimere liberamente rendendovi partecipe di tutti i miei stati d'animo e, purtroppo, questo e' uno di quelli con cui devo convivere quasi quotidianamente qui in Um al Dunya.
Questo, per me, e' uno spazio dove mi posso esprimere liberamente rendendovi partecipe di tutti i miei stati d'animo e, purtroppo, questo e' uno di quelli con cui devo convivere quasi quotidianamente qui in Um al Dunya.
Vi rimando a questo post che affronta molto bene la questione, in maniera divertente: I'm an Egyptian woman and I like to be sexually harassed
C'e' anche una mappa online dove e' possibile denunciare episodi di molestia sessuale, individuando le zone da evitare perche' piu' a rischio: Harassmap
se cmq sia scrivete "harassment in cairo/egypt" su google troverete molto facilmente articoli di giornale, blog, video ecc che spiegano l'emergenza sociale.
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