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Tuesday, February 12, 2013

Midan Tahrir, Piazza della Liberazione...non delle donne

Torno a scrivere su questo blog perche', dopo tanto tempo, ne sento nuovamente la necessita'. 

Dal 25 gennaio 2013 - secondo anniversario della rivoluzione egiziana - sono passate diverse settimane e forse vi siete chiesti come mai non abbia scritto nulla a proposito.
In realta', trovo solo ora la forza di scrivere di cio' che e' successo in quella piazza, quel 25 gennaio, cosi' diverso da quello che ho vissuto personalmente un anno prima.
Confesso che avevo bisogno di interiorizzare perche', al momento, la rabbia che ho provato nel leggere degli stupri di massa avvenuti durante i festeggiamenti non mi permetteva d'esprimermi come avrei voluto. E sinceramente, faccio ancora fatica.

Mentre in Midan Tahrir risuonavano slogan che domandavano maggior dignita' e giustizia...nella stessa piazza a 19 ragazze son state negate prima l'una e poi l'altra.

Vestiti strappati da dosso, mani sconosciute, diventate in poco tempo centinaia di mani che, con prepotenza ti afferrano, ti strattonano finche' non crolli a terra, sotto la pressione di quei corpi ansimanti e senti...senti le dita che affondano violentando la tua sessualita', il tuo intimo, la tua umanita'. 

"All I remember is hands all over my body, grabbing under the layers of pullovers I was wearing, touching my breasts, opening my bra. More hands on my back and legs, my pants being pulled down...) My empty han tried to pull my pants back up when I fel fingers inside my ass and shortly after in my vagina. I dropped my purse and pulled up my pants again, or I tried at least. Then more penetration with fingers from the front and the back."

"I felt something pointed and became really afraid. I realized one of them had something pointy and small, and was trying to insert it or use it to cut my pants. I was screaming and really choking and crying, I couldn't do anything. (...) They were pulling the kefayya around my neck and choking me and dragging me by it and I was choking, I couldn't breathe...In the midst of all that shoving my sweater had reached my neck and my chest was completely naked. Everyone around me was grabbing my breasts and one of them was trying to undo my belt and pull my pants off my body, so there wouls be a place for someone else to stick his hand. He stuck his hands in my pants and kept scratching me with his fingers, grabbing me really hard and hugging me and screaming "Leave her along you shitheads, leave her alone!" While he was screaming he was sticking all his fingers inside my pants (...)"

Le testimonianze integrali le trovate qui e qui

Episodi del genere non son nuovi al Cairo (ne avevo parlato in Escalation delle aggressioni sessuali al Cairo),gia' all'epoca si ipotizzava il tentativo, da parte delle forze politiche vigenti e di una certa porzione della societa' civile, di voler marginalizzare le donne affinche' non partecipassero al cambiamento socio-politico del Paese. Questo il rinconsocimento dopo che son state una forza inesauribile durante la rivoluzione, spesso combattendo in prima fila accanto agli uomini.

Ora piu' che un dubbio, e' una certezza. La metodologia con cui avvengono queste aggressioni non e' casuale, si tratta di interventi sistematici e premeditati eseguiti da gruppi di uomini coordinati tra di loro e il cui obiettivo e' abbattare la coscienza politica delle donne usando lo strupro come arma.
Applicano uno schema collaudato che sembra essere sempre lo stesso, come spiega Farah Shash, psicologa de "El Nadeem Centre" (centro che si occupa della riabilitazione delle vittime di tortura): 15-20 uomini circondano la vittima tenendosi per mano e aumentando di numero durante l'assalto, fino ad arrivare a 50 uomini. Si vengono a creare due cerchi, uno interno composto da uomini che palpano, molestano e assalgono la donna fino ad arrivare a spogliarla e stuprarla anche con oggetti; mentre il secondo fa da cordone protettivo impedendo agli uomini venuti in soccorso di raggiungere le vittime. 

Nonostante l'evidente emergenza sociale (83% delle donne ha confessato d'essere stata molestate almeno una volta nel corso della loro vita), le donne egiziane non si son fatte scoraggiare: la paura, infatti, sembra non aver frenato la loro volonta' di ricoprire un ruolo attivo nel percorso decisionale del proprio Paese.

L'impunita', tuttavia, rimane una questione che va risolta. Non e' un caso se questi uomini (caratterizzati da una spiccata codardia) attaccano in gruppo: cio' rende difficile la loro identificazione. Ma, anche quando questa avviene, le denunce cadono nell'oblio e non viene quasi mai preso alcun reale provvedimento. Questo disinteressamento della tutela delle donne non fa altro che incentivare le molestie sessuali, e a fomentare la convinzione che siano le donne stesse le colpevoli delle violenze subite (il solito deja'-va). Di certo e' ancora piu' grave quando e' un'istituzione come il Comitato dei Diritti (dis-)Umani del Consiglio della Shura ad esprimersi in questo senso. L'11 febbraio 2013, il Comitato si e' espresso rispetto agli eventi accaduti a Tahrir sostenendo che le donne, consapevoli del pericolo che correvano in piazza, dovevano assumersi le proprie responsabilita' e ha fatto riferimento a casi di prostituzione avvenuti durante i festeggiamenti, ovviamente inesistenti. 


La taharosh
No alle molestie
Per fortuna, l'assenza dello Stato e' colmata dalla presenza di iniziative civili guidate da una rete di ONG Operation Anti-Sexual Harassment (comunicato ufficiale), unitesi con l'obiettivo specifico di combattere le molestie sessuali. Son state create delle ronde di volontari il cui scopo e' pattugliare soprattutto l'area di Tahrir e proteggere le ragazze da possibili aggressioni. Il loro lavoro prevede sia la prevenzione attraverso il monitoraggio che l'aiuto alle vittime. Tra queste organizzazioni Banat Misr Khatt Ahmar (Le Ragaze Egiziane sono la Linea Rossa) si occupa anche della riabilitazione dei molestatori affinche' quest'ultimi siano in grado di sensibilizzare altri uomini.


Vi lascio con questo video angosciante: Tahrir, woman assaulted - gang rape




Your mother and your sister know exactly how every girl u harass feels.


ps. Oggi ci e' stata la protesta mondiale contro le molestie sessuale subite alle donne egiziane

Friday, July 6, 2012

Escalation delle aggressioni sessuali al Cairo


Come ho evidenziato nel mio post: Vivere al Cairo da donna, le molestie verbali e psicologiche sono quotidiane. Negli ultimi mesi i casi di violenza sessuale/molestie sembrano essere aumentati in maniera preoccupante tanto da mobilitare le organizzazioni femministe.

Si tratta di un susseguirsi d'episodi che io iniziero' a riassumere a partire dall´8 giugno, quando, un gruppo di donne si e' dato appuntamento a Tahrir per rompere il silenzio chiedendo a voce unita: la fine delle aggressioni sessuali, la rivendicazione dei propri diritti e  la libera partecipazione alla vita politico-sociale senza discriminazioni di genere.
La necessaria presenza di uomini che fungessero da cordone protettivo e' la prova evidente che la mancanza di rispetto per la figura femminile e' ancora molto diffusa nella societa' egiziana dove la donna non puo' muoversi liberamente negli spazi pubblici senza subire umiliazioni verbali e/o molestie fisiche.


Tuttavia, questa  volta il cordone protettivo non e' stato in grado di reggere il feroce attacco di una folla di oltre 250 uomini, i quali, hanno assalito la manifestazione con bottiglie di vetro, bastoni, coltelli e tasers. Le donne hanno tentato di reagire, ma sono state bloccate mentre mani sconosciute si insinuavano fin sotto i vestiti violando la loro dignita' ed intimita'. La violenza era tale che ad una ragazza sono stati strappati di dosso gli indumenti.
(questo video riprende la manifestazione di quel giorno: Egyptian men and women protest sexual harassment


A mio parere, si e' trattata di una vera e propria spedizione punitiva organizzata. L'obiettivo e' quello di escludere le donne dal cambiamento politico-sociale che sta attraversando il paese inabilitandole a frequentare luoghi quali Tahrir senza la paura di subire violenza fisica e psicologica. 
Una vergogna se si considera il ruolo che hanno svolto le donne durante la rivoluzione. Sono state una componente essenziale. Sono state attiviste, manifestanti, madri che hanno perso i propri figli, martiri, medici e combattenti in prima fila durante gli scontri.... e va riconosciuto loro che hanno ricoperto tutti questi ruoli in una societa' notamente maschilista dove, di sicuro, non sono mancate le difficolta' e le discriminazioni. Nonostante cio', ora viene negato loro il diritto di ricostruire il Paese, il LORO Paese, per il quale hanno lottato e molte hanno dato la vita.

(non se ne parla spesso, ma tra i martiri, ovviamente, ci sono anche donne Lista dei martiri Egiziani)


Questo episodio non e' un'eccezione, e' un modus operandi che si e' ripetuto in diverse occasioni. L'anno scorso, durante la festa internazionale della donna dell'8 marzo, le manifestanti sono state molestate, palpate,derise ed insultate:
"Non siete ancora sposate, andate a trovarvi un marito"
"Questo e' contro l'Islam."
"Tornatevene a casa a lavare vestiti"
sono solo alcuni esempi.
Stesso copione quest'anno per la stessa ricorrenza. Abbiamo subito molestie e diverse volgarita' sono state urlate al nostro passaggio.


Cio' che mi chiedo e' da dove derivi questa paura da parte degli uomini nel permettere alle donne di partecipare attivamente a questa nuova fase, a concedere loro i diritti che le spettano e nel renderle indipendenti anziche' un peso per la societa'. (Confesso che e' una domanda che mi pongo anche rispetto alla nostra di societa'.)

L'apice e' stato raggiunto quando il 24 giugno una giovane giornalista inglese Natasha Smith, a Tahrir durante i festeggiamenti per la vincita di Morsy - il primo presidente egiziano democraticamente eletto, e' stata assalita da una massa di uomini e senza possibilita' di difendersi o fuggire e' stata aggredita sessualmente. Il suo racconto e' agghiacciante: "Please God, please make it stop".

Riprendo solo un passaggio: "Men began to rip off my clothes. I was stripped naked. Their insatiable appetite to hurt me heightened. These men, hundreds of them, had turned from humans to animals. Hundreds of men pulled my limbs apart and threw me around. They were scratching and clenching my breasts and forcing their fingers insied me in every possible way. So many men. All I could see was leering faces, more and more faces sneering and jeering as I was tossed around like fresh meat among starving lions."

Salvata e portata dai medici di Tahrir in una tenda, l'unico stratagemma perche' lei potesse uscire dalla piazza sana e salva e' stato quello di coprirla facendole indossare un niqab. Una volta in ospedale e' stata abbandonata a se stessa.



Una testimonianza che ha scosso tutte noi. Soprattutto chi, per un motivo o per un'altro, e' costretta a frequentare Tahrir e che conosce bene le dinamiche che si possono creare. Poteva essere chiunque di noi.

Personalmente, sono arrivata al limite della sopportazione. Quando cammino per strada faccio fatica a trattenermi dal mettere le mani addosso a chiunque si permetta anche solo di guardarmi in maniera libidinosa. E l'escalation di aggressioni di quest'ultimo periodo, di certo, non aiuta. Se sono esasperata io, posso solo immaginare le donne che sono costrette a vivere in una societa' come questa. 

Motivo per cui, oggi, sono andata all'ennesima manifestazione contro le molestie sessuali con la speranza che, una volta tanto, si trattasse di una vera e propria marcia e non di una passeggiata. Purtroppo, le mie aspettative sono state deluse. 

Liberta' e giustizia per le donne e gli uomini.
Ci saranno state 12 donne di numero, tra cui, piu' o meno, 4 Egiziane (c'e' chi ha sostenuto che non fosse importante il numero di Egiziane presenti alla protesta, io invece sostengo sia importantissimo. E' vero siamo tutte donne, ma questo e' il LORO Paese e sono i LORO diritti. Dov'erano le Egiziane? Perche' non era li' con tutte noi che, alla fine dei conti, prima o poi, torniamo in patria e non siamo costrette a subire tutto cio' ancora a lungo. Dov'erano?). Insomma, una tristezza indescrivibile. Erano di piu' gli uomini, atleti d'arti marziali che si erano offerti di prestarsi come cordone protettivo per l'occasione, che le manifestanti.





Io sono come tua sorella
C'e' da dire che ho apprezzato la presenza di quelle poche donne che hanno fatto lo sforzo di esporsi e che armate di pistole ad acqua riempite di vernice colorata per marchiare eventuali molestatori, di cartelli e bastoni, da piazza Talat al Harb si sono dirette a piazza Tahrir. Anche se...confesso che ho fatto fatica a trattenere le risate quando l'organizzatrice, appena prima di iniziare la marcia, ha concluso il discorso con: "Forza riprendiamoci la piazza". 
12 donne, non sono abbastanza per far cio'. Non e' questione di cinismo, ma di realismo.







La ragazza egiziana che ha preso la parola.
Sicuramente non hanno fatto la differenza, ma almeno hanno distribuito volantini ed una volta arrivate in piazza si sono allineate con i cartelloni ben in vista tentando di intavolare una discussione con gli uomini li' persenti (tenuti a distanza adeguata dal cordone protettivo). Una ragazza egiziana, dal viso molto espressivo e dai riccioli ribelli, ha preso la parola e  ha posto loro diverse domande: se trovassero giusto che le donne venissero molestate per strada, se si sentissero autorizzati a far cio' per come sono vestite e come si sentono quando sono le loro sorelle o madri a subire tali molestie. Sono stati molti gli uomini che durante la discussione si sono schierati con le ragazze sostenendo la causa, ma mentirei se dicessi che non ci sono stati episodi di molestie.


Non siamo state attaccate questa volta, alhamdulillah. Ma la mia amica non ha fatto in tempo ad allontanarsi dal gruppo che dei ragazzini hanno iniziato ad urlarle: "Fuck me, fuck me, fuck me".

E prima che la marcia partisse, in un slancio di ottimismo mi sono rivolta ad Ester:

"Per quanto deludente, ci sono tanti uomini che stanno partecipando, piu' di quanto mi aspettassi, e' positivo..."

"Si', uno ti ha appena squadrato il culo."

Un infiltrato che vista la moltitudine di donne, non ha perso occasione per dare un'occhiata. Letteralmente.


Interessante articolo, letto subito dopo la pubblicazione di questo post (neanche a farlo apposta): Sexual harassment rises in Egypt's Tahrir



Wednesday, June 6, 2012

Vivere al Cairo da donna

E anche oggi torno a casa facendo fatica a trattenere le lacrime dal nervoso e chiedendomi chi me l'ha fatto fare  di vivere in un Paese che non ha il minimo rispetto per la donna.

Non amo piagnucolare. Ogni volta che mi trasferisco in un Paese arabo, per il solo fatto che sono una donna, so cosa mi aspetta, ma cio' non significa che lo debba accettare. Percio' ancora mi incazzo se qualcuno mi sussura: "ia mossa", "ia eshta", "ia 3sal" all'orecchio o se, mentre cammino con maniche a tre quarti, jeans e scialle con 40 gradi d'estate, qualcuno si permette di giudicarmi: "haram 3laiki, dovresti coprirti".
Moralisti del cavolo, le schifezze andate a dirle a vostra madre o a vostra sorella. Ah gia', dimenticavo che loro sono intoccabili, ma le madri e le sorelle degli altri no. Se non vi piace come mi vesto giratevi dall'altra parte, non siete costretti a guardare. Ma ho come la sensazione che non lo disprezziate poi cosi' tanto dal momento che, prima di sputare le vostre sentenze, mi spogliate con il solo sguardo.

La cosa piu' demoralizzante e' che alla fine della giornata non ci posso fare nulla perche', per quanto possa reagire, non tocca a me cambiare le cose qui e chi lo dovrebbe fare, ovvero le donne (in questo caso) egiziane, il piu' delle volte mi consigliano di lasciare perdere, andare oltre e non rispondere perche' potrebbe essere pericoloso.

Sinceramente, non so come facciano a lavorare qui. E' da un po' di tempo che me lo chiedo per il semplice fatto che e' da piu' di un mese che tento di dare lezioni private di inglese e di italiano. Ho dato parecchie lezioni ed a parecchie persone, ma si e' trattato sempre e solo di una prima lezione. L'iter scolastico viene sempre, inevitabilmente, stroncato dalla misteriosa scomparsa dell'alunno.
Il motivo? Instintivamente potreste pensare che sia perche' sono una cattiva insegnante, e magari avete anche ragione. Ma queste persone non hanno neanche avuto il tempo di appurarlo o meno. Il motivo e' un altro. Sono uomini. E fondamentalmente concepiscono queste lezioni come un appuntamento al buio per cui funziona cosi': o ci stai o fai finta di starci, se no, non lavori.

Riflettendoci, io tutto sommato sono in una posizione privilegiata. Qui non ci devo vivere per sempre, ma le donne egiziane come fanno? Mi viene sempre in mente la figura di Busayna in the Yacoubian Building. La sua alla fine e' l'unica storia che ha un lieto fine, ma cosa e' stata costretta a fare pur di lavorare?

E' letteralmente impossibile  lavorare senza che, piu' o meno esplicitamente, si venga molestate. Di esempi ne avrei a iosa. Ve ne raccontero' solo uno dei tanti.

Incontro Mohamad per la prima volta a Cilantro. Era in ritardo di un'ora. Si e' seduto al tavolo con me e Sherif senza neanche scusarsi. Inutile dire che, se Sherif non avesse sorbito tutte le mie ire in quell'ora, avrei sbranato il ritardatario a parole. Per evitare cio', e perdere un cliente, dopo aver concordato velocemente data ed orario, mi son scusata ed ho raggiunto i miei amici per una birra fredda.

Qualche giorno prima della lezione ricevo un messaggio di conferma da parte di Mohamad: "Giovedi' alle 7, mi sei piaciuta"

Fino all'ultimo ho voluto credere che intendesse che gli fossi stata simpatica. Inutile dire che non intendeva quello. La prima lezione, nonostante l'insegnamento non sia la mia vocazione, ci ho messo tutto l'impegno possibile per rendere quell'ora e mezza interessante per me e per lui. Mi sono sforzata di parlare in arabo laddove non capiva e mi sono ingegnata improvvisandomi fumettista e mimo.
Non ha ascoltato una sola cosa che ho detto, non ha scritto una sola parola e non ha spiacciccato una frase. Mi interrompeva ogni tanto giusto per farmi domande personali che non centravano nulla con l'argomento che stavamo affrontando.

Gli ultimi 10 minuti mi chiede: posso scrivere una frase? Io, meravigliata e speranzosa che si fosse svegliato un po', gli do' carta e penna. In un italiano sgrammaticato mi scrive: tu piacere a me.
Vuoi fare lo stronzo? E allora iniziamo a giocare. Perche' dovete sapere che la caratteristica principale di questi individui e' la codardia. Faccio finta di non capire: "Cosa hai scritto?Non capisco, me lo puoi dire in arabo?"
Ovviamente non ho ricevuto risposta.

Solo dopo essere tornata a casa ho ricevuto questo messaggio: "Vorrei tu sposato avete la macchina e la apartamento o ufficiale universita perche tu mi piace pensare o rispondere i am good guy".
Wow, una proposta di matrimonio via sms. Che romanticone.

per almeno un mese ha continuato a chiamarmi e mandarmi messaggi. Chiamasi stalking.
(presto scrivero' un post sullo stalking che avviene qui in Egitto tramite chiamate/messaggi incessanti perche' e' un vero e proprio fenomeno, Phone stalkers torment women in Egypt)

Si' e' una storia che puo' farci sorridere e che e' stata motivo di scherno da parte mia e dei miei amici per settimane. Ma non e' un'eccezione, e' una continua ed incessante molestia che ad un certo punto non ti permette di lavorare.


Ho provato anche l'opzione della fede al dito. Ecco cosa succede:

ESR (=egiziano sessualmente represso): Sei sposata?

Io: si' (mostro la fede)

ESR: Tuo marito vive qui?

E qui ci sono due risposte che puoi dare, ma la reazione e' sempre la stessa:

1. No ----> e allora lui si sente in diritto di provarci comunque
2. Si' -----> e allora lui si sente in diritto di provarci comunque perche' una donna straniera puo' sempre avere un secondo habibi ed un marito che lascia sua moglie andare in giro da sola e' cornuto a priori.

Ed e' cosi', che per l'ennesima volta, ti ritrovi a tornare a casa con la voglia di prendere a calci nelle palle qualsiasi uomo che faccia finta di intralciare il tuo cammino solo per fare qualche suono animalesco o per farti sapere (nonostante tu non l'abbia chiesto) quanto sei bella.




Questo e' il mio quinto mese al Cairo e da quando sono arrivata mi sono resa conto che ho subito una trasformazione. Incosciamente ci sono cose di me che sono cambiate e comportamenti che ho assunto:

  • Solitamente amo vestirmi con colori sgargianti e da quando vivo al Cairo mi ritrovo a scegliere colori scuri, deprimenti che non mettano in evidenza le mie forme.
  • Quando esco di casa, guardo per terra. So bene che se incrocio lo sguardo di un uomo, per loro, e' un via libera. Come minimo saro' costretta a subire un commento o un'occhiata provocatoria. Il peggio e' che inizi a seguirmi cercando di attaccare bottone.
    Motivo per cui il piu' delle volte esco con occhiali da sole e lettore mp3 sparato a palla.
  • Quando cammino per strada, corro, non passeggio perche' a quanto pare gli uomini qui non concepiscono il fatto che anche noi abbiamo bisogno di andare dal punto A al punto B perche' abbiamo una vita. Che so', magari lavoriamo, studiamo e abbiamo degli impegni anche noi. No, noi passeggiamo per il loro piacere.

Tante volte avrei voluto che il mio corpo scomparisse. Subito dopo mi son sempre sentita in colpa per il solo fatto d'averlo pensato perche' IO so bene che non ho fatto nulla di male. Tuttavia, mi chiedo quante donne egiziane lo sappiano. Quante non vivano le forme del loro corpo come una condanna invece che un dono. Credo di capire perche' ci sono donne che decidono di coprirsi interamente rinunciando alla propria femminilita'.
E' una pressione psicologica quotidiana che si insinua lentamente nelle tue scelte ed atteggiamenti.



Il fatto e' che l'ostacolo non e' solo nel campo lavorativo o per strada. Parliamo di Tahrir. La piazza che per mesi ha coinvolto l'intero mondo tenendolo a fiato sospeso. Ho sostenuto gli egiziani da casa, ho creduto nella loro visione. Amo Tahrir e cio' che simboleggia. E anche se oggi le cose in Egitto non procedono come tutti noi abbiamo sperato, sono positiva. Dopotutto, si vede l'inizio di una rivoluzione ma non sempre se ne vede la fine. Le cose non cambiano in un solo anno.
Peccato che, pero', ogni volta che la debba attraversare, specialmente quando c'e' una manifestazione, le palpate di culo (e non solo. Vi evito di dire dov'altro) sono la normalita'. Ed e' li', in quel luogo dove centinaia di persone hanno urlato e ancora urlano per un cambiamento radicale ,che ti chiedi se mai ce la faranno. E' dal rispetto per se stessi e per gli altri che ci puo' essere un reale cambio di rotta. A giudicare dalle palpate che subisco, per cui sono sicura che i molestatori sanno dirmi che intimo porto, credo che ci sia ancora molta strada da fare.
(un articolo fresco fresco di come le molestie in Tahrir siano peggiorate sensibilmente: Alarming assaults on women in Egypt's Tahrir)

Ho sempre cercato di trattare gli uomini egiziani come persone adulte, mature e senza partire prevenuta. Mi dispiace dire che, nella maggiorparte dei casi, rimango delusa.

Potrei sinceramente andare avanti a scrivere per ore.

Prima di terminare vorrei dire che in parte gia' prevedo commenti del tipo: "Si', ma anche da noi la donna non e' emancipata, non e' rispettata e bla bla bla..." Queste sono osservazioni con cui sono d'accordo, ma solo in parte.
Chi mi conosce bene sa che non amo chi parla dei Paesi arabi per luoghi comuni senza mai averci messo piede e sa che non sopporto il maschilismo strisciante che regna in Italia o nel cosidetto Occidente.
Ma paragonare le due realta' equiparandole non ha senso. Il soggetto della discriminazione e' lo stesso, ma la cultura, gli atteggiamenti e le relazioni tra i due sessi delle due realta' non lo sono e cio' inevitabilmente crea delle discrepanze. Parificare e' solo un modo per negare il fatto che esiste una differenza ed e' anche parecchio palese. Negare, fare finta o sminuire il problema non aiuta. 

Detto cio', questo post non vuole essere una demonizzazione dell'Egitto o delle persone che ci vivono perche', per quanto ci siano giorni in cui mi faccia impazzire, ha un'anima di cui mi sono innamorata, lo ammetto. Ed e' proprio perche' lo amo che sento sia giusto esporre questo problema perche' una societa' che non e' in grado di confrontarsi o di autocriticarsi non si evolve.

Questo, per me, e' uno spazio dove mi posso esprimere liberamente rendendovi partecipe di tutti i miei stati d'animo e, purtroppo, questo e' uno di quelli con cui devo convivere quasi quotidianamente qui in Um al Dunya.


Vi rimando a questo post che affronta molto bene la questione, in maniera divertente: I'm an Egyptian woman and I like to be sexually harassed

C'e' anche una mappa online dove e' possibile denunciare episodi di molestia sessuale, individuando le zone da evitare perche' piu' a rischio: Harassmap




se cmq sia scrivete "harassment in cairo/egypt" su google troverete molto facilmente articoli di giornale, blog, video ecc che spiegano l'emergenza sociale.


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