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Tuesday, February 12, 2013

Midan Tahrir, Piazza della Liberazione...non delle donne

Torno a scrivere su questo blog perche', dopo tanto tempo, ne sento nuovamente la necessita'. 

Dal 25 gennaio 2013 - secondo anniversario della rivoluzione egiziana - sono passate diverse settimane e forse vi siete chiesti come mai non abbia scritto nulla a proposito.
In realta', trovo solo ora la forza di scrivere di cio' che e' successo in quella piazza, quel 25 gennaio, cosi' diverso da quello che ho vissuto personalmente un anno prima.
Confesso che avevo bisogno di interiorizzare perche', al momento, la rabbia che ho provato nel leggere degli stupri di massa avvenuti durante i festeggiamenti non mi permetteva d'esprimermi come avrei voluto. E sinceramente, faccio ancora fatica.

Mentre in Midan Tahrir risuonavano slogan che domandavano maggior dignita' e giustizia...nella stessa piazza a 19 ragazze son state negate prima l'una e poi l'altra.

Vestiti strappati da dosso, mani sconosciute, diventate in poco tempo centinaia di mani che, con prepotenza ti afferrano, ti strattonano finche' non crolli a terra, sotto la pressione di quei corpi ansimanti e senti...senti le dita che affondano violentando la tua sessualita', il tuo intimo, la tua umanita'. 

"All I remember is hands all over my body, grabbing under the layers of pullovers I was wearing, touching my breasts, opening my bra. More hands on my back and legs, my pants being pulled down...) My empty han tried to pull my pants back up when I fel fingers inside my ass and shortly after in my vagina. I dropped my purse and pulled up my pants again, or I tried at least. Then more penetration with fingers from the front and the back."

"I felt something pointed and became really afraid. I realized one of them had something pointy and small, and was trying to insert it or use it to cut my pants. I was screaming and really choking and crying, I couldn't do anything. (...) They were pulling the kefayya around my neck and choking me and dragging me by it and I was choking, I couldn't breathe...In the midst of all that shoving my sweater had reached my neck and my chest was completely naked. Everyone around me was grabbing my breasts and one of them was trying to undo my belt and pull my pants off my body, so there wouls be a place for someone else to stick his hand. He stuck his hands in my pants and kept scratching me with his fingers, grabbing me really hard and hugging me and screaming "Leave her along you shitheads, leave her alone!" While he was screaming he was sticking all his fingers inside my pants (...)"

Le testimonianze integrali le trovate qui e qui

Episodi del genere non son nuovi al Cairo (ne avevo parlato in Escalation delle aggressioni sessuali al Cairo),gia' all'epoca si ipotizzava il tentativo, da parte delle forze politiche vigenti e di una certa porzione della societa' civile, di voler marginalizzare le donne affinche' non partecipassero al cambiamento socio-politico del Paese. Questo il rinconsocimento dopo che son state una forza inesauribile durante la rivoluzione, spesso combattendo in prima fila accanto agli uomini.

Ora piu' che un dubbio, e' una certezza. La metodologia con cui avvengono queste aggressioni non e' casuale, si tratta di interventi sistematici e premeditati eseguiti da gruppi di uomini coordinati tra di loro e il cui obiettivo e' abbattare la coscienza politica delle donne usando lo strupro come arma.
Applicano uno schema collaudato che sembra essere sempre lo stesso, come spiega Farah Shash, psicologa de "El Nadeem Centre" (centro che si occupa della riabilitazione delle vittime di tortura): 15-20 uomini circondano la vittima tenendosi per mano e aumentando di numero durante l'assalto, fino ad arrivare a 50 uomini. Si vengono a creare due cerchi, uno interno composto da uomini che palpano, molestano e assalgono la donna fino ad arrivare a spogliarla e stuprarla anche con oggetti; mentre il secondo fa da cordone protettivo impedendo agli uomini venuti in soccorso di raggiungere le vittime. 

Nonostante l'evidente emergenza sociale (83% delle donne ha confessato d'essere stata molestate almeno una volta nel corso della loro vita), le donne egiziane non si son fatte scoraggiare: la paura, infatti, sembra non aver frenato la loro volonta' di ricoprire un ruolo attivo nel percorso decisionale del proprio Paese.

L'impunita', tuttavia, rimane una questione che va risolta. Non e' un caso se questi uomini (caratterizzati da una spiccata codardia) attaccano in gruppo: cio' rende difficile la loro identificazione. Ma, anche quando questa avviene, le denunce cadono nell'oblio e non viene quasi mai preso alcun reale provvedimento. Questo disinteressamento della tutela delle donne non fa altro che incentivare le molestie sessuali, e a fomentare la convinzione che siano le donne stesse le colpevoli delle violenze subite (il solito deja'-va). Di certo e' ancora piu' grave quando e' un'istituzione come il Comitato dei Diritti (dis-)Umani del Consiglio della Shura ad esprimersi in questo senso. L'11 febbraio 2013, il Comitato si e' espresso rispetto agli eventi accaduti a Tahrir sostenendo che le donne, consapevoli del pericolo che correvano in piazza, dovevano assumersi le proprie responsabilita' e ha fatto riferimento a casi di prostituzione avvenuti durante i festeggiamenti, ovviamente inesistenti. 


La taharosh
No alle molestie
Per fortuna, l'assenza dello Stato e' colmata dalla presenza di iniziative civili guidate da una rete di ONG Operation Anti-Sexual Harassment (comunicato ufficiale), unitesi con l'obiettivo specifico di combattere le molestie sessuali. Son state create delle ronde di volontari il cui scopo e' pattugliare soprattutto l'area di Tahrir e proteggere le ragazze da possibili aggressioni. Il loro lavoro prevede sia la prevenzione attraverso il monitoraggio che l'aiuto alle vittime. Tra queste organizzazioni Banat Misr Khatt Ahmar (Le Ragaze Egiziane sono la Linea Rossa) si occupa anche della riabilitazione dei molestatori affinche' quest'ultimi siano in grado di sensibilizzare altri uomini.


Vi lascio con questo video angosciante: Tahrir, woman assaulted - gang rape




Your mother and your sister know exactly how every girl u harass feels.


ps. Oggi ci e' stata la protesta mondiale contro le molestie sessuale subite alle donne egiziane

Saturday, July 14, 2012

Verginity Test by Dania Gharaibeh



You couldn't find the fear you sought in my eyes
So you spread my legs to see if you can find it in my vagina
What did you see in there?
Did you hear the screams of those you tortured?
Did you hear the souls of those you murdered?
Did you see my vagina stare right in your eyes and tell you to go fuck yourself?
Did you see my dream of a better life in its first trimester?
Did you see how resilient it is?
Did you see the sun of a brighter tomorrow shining from it?
I bet you couldn't look right into its bright light!
What did you see in there?
Did you feel it when my pussy curled its lips and spat in your face?
Pushing through the soft tissues and the discharge
Did you take a sneak peak at what's to come your way?
Did it scare you?
Did you see justice in there?
Did you seehow my uterus took the shape of a balanced justice scale with truth on one side and fairness on the other?
Did you honestly think you were humiliating me?
Violating me?
Ohhh you are mistaken my pathetic dear!
There is nothing in the world I wanted more than you to see the rage in me
And there is no better place to see it than deep down where you were looking


Traduzione in italiano:

Non sei riuscito a trovare nei miei occhi la paura che cercavi
Quindi mihai allargato le gambe per vedere se potevi trovarla nella mia vagina
Che cosa ci hai visto la' dentro?
Hai sentito le urla di coloro che hai torturato?
Hai sentito le anime di coloro che hai ucciso?
Hai visto la mia vagina guardarti dritto negli occhi e dirti di andare a farti fottere?
Hai visto il mio sogno di una vita migliore nel suo primo trimestre di gravifanza?
Hai vissto come sa addattarsi?
Hai visto il sole di un domani piu' luminoso brillare da essa?
Scommetto che non potevi guardare dritto dentro la sua luce!
Che cosa ci hai visto la' dentro?
Ti sei accorto quando la mia fica ha chiuso le labbra e ti ha sputato in faccia?
Spingendo attraverso i tessuti molli e le mie secrezioni
Hai dato n'occhiata a quel che ti accadra'?
Ti sei spaventato?
Hai visto la giustizia la' dentro?
Hai notato come il mio utero abbia la forma di una giustizia equilibrata con la verita' su un lato ed l'equita' sull'altro?
Hai davvero pensato di umiliarmi?
Di violarmi?
Ohhh ti sbagli mio caro patetico!
Niente al mondo desideravo di piu' che mostrarti la mia rabbia
E non c'e' posto migliore che vederla che la profondita' in cui tu guardavi

Grazie per la collaborazione, Francesco Puglia :)

Post correlato: I graffiti della rivoluzione egiziana (2): Samira Ibrahim

Friday, July 13, 2012

Words of Women from the Egyptian Revolution | Episodio 1: Rasha Azab



Ci sono i sottotitoli in inglese ed in spagnolo (castigliano).
Words of Women from the Egyptian Revolution e' un documentario che da' voce ad alcune di quelle donne che hanno partecipato alla rivoluzione.


Il documentario non e' ancora terminato ed i realizzatori hanno lanciato un appello di raccolta fondi. Se volete contribuire cliccate su questo link: Words of women from the Egyptian revolution, dove vi vengono anche spiegati i dettagli del progetto.


Nel primo episodio incontriamo Rasha Azab, una donna di 29 anni, attiva politicamente dal 2000. Del suo racconto ci sono diversi passaggi che ho trovato interessanti. Vorrei evidenziarne un paio:

  • Rasha ci spiega come la gente sia convinta che Mubarak abbia "abdicato" in seguito ai 18 giorni di sit-in in Tahrir. Lei sostiene che, in realta', l'evento determinante che ha fatto capitolare il faraone sono state le 48 ore precedenti di scontri non stop. Se non fosse stato per la rivolta iniziata per strada e nei quartieri, la gente non avrebbe occupato Tahrir e la piazza non sarebbe diventata il simbolo della rivoluzione.
    Il fatto che ci siano stati degli scontri tra la polizia e gli egiziani significa che non si e' trattato di un movimento pacifista?Assolutamente no, signifca non "farsi pestare di botte per poi tornare a dormire" come e' stato per 50 anni sotto il regime di Mubarak.  La violenza usata (per di piu' lancio di sassi) e' stata insignificante paragonata a quella di Stato: "Qualsiasi istituzione oppressiva, qualsiasi forma di oppressione che schiaccia, insulta, umilia e tortura il popolo, merita d'essere abbattuto senza ulteriore esitazione."

  • Il risveglio di coscienza non dipende dall livello d'educazione ricevuto o dalla classe sociale a cui si appartiene. Porta come esempio la propria famiglia in cui il padre e la madre sono analfabeti.

  • La rivoluzione non e' avvenuta tramite Facebook o Twitter. Una rivoluzione avviene quando la gente scende per strada ed occupa gli spazi pubblici ribellandosi al sistema. Avviene "quando resiste, muore e si sacrifica per cose che sono importanti nella loro vita.". Il prototipo del rivoluzionario seduto davanti al computer e un'immagine che e' stata difusa dai media occidentali ed internazionali ma che in realta' non ritrae il reale aspetto dell'attivista nella rivoluzione egiziana.

Sunday, July 8, 2012

Cinema egiziano (1) - Il Caos di Shahine ( هي فوضي)





Produzione: Egitto 2007
Genere: Drammatico
Durata: 122'
Interpreti: Khaled Saleh, Mena Shalaby, Hala Sedky, Youssel el Cherif

Purtroppo non l'ho trovato con i sottotitoli per cui e' tutto in egiziano.

Heyya Faudi si svolge a Shubra, uno dei quartieri ex cosmopolitani che nel tempo hanno risentito della crisi economica, politica e morale deteriorandosi in aree abbandonate a se stesse. L'intero film e' basato sul contrasto tra i personaggi. Da un lato: Hatem, un poliziotto corrotto che tiene sotto il pugno di ferro l'intero quartiere, assetato di potere abusa della sua posizione per detenere prigionieri senza un'accusa e torturarli, mentre, nel fratempo, rilascia criminali secondo i suoi interessi. Dall'altro:  Nur e Sherif. Lei, una insegnante di inglese proveniente da una famiglia modesta, lui, un brillante ed integerrimo procuratore che cerca di ripristinare ordine e giustizia nella societa' egiziana

Nonostante la semplicita' della trama e i personaggi un po' stereotipati vi sono importanti elementi di critica politica. Il regista si scaglia esplicitamente contro la classe dirigente, i politici ed i militari, i quali, hanno tradito gli ideali panarabi di Nasser ed invece di dirigere il proprio paese, l'hanno impoverito moralmente favorendo l'insorgere del fanatismo religioso.

Shahine, alla fine del film, sembra suggerire che il caos creato dal decadimento morale puo' essere sconfitto solo dal caos prodotto dalla ribellione popolare. Per questo motivo in molti sostengono che questo film anticipi gli eventi della rivoluzione egiziana.

Monday, July 2, 2012

I graffiti nella rivoluzione egiziana (2) - Samira Ibrahim, la forza di denunciare la pratica dei test di verginita'



Ritratto di Samira Ibrahim - Non sareste in grado di spezzarm

Figlia di una cultura dove gli abusi sulle donne vengono taciuti per paura, vergogna o semplicemente per mancaza di strutture specializzate, Samira Ibrahim ha avuto il coraggio di ribellarsi, di rompere quel silenzio e di sfidare apertamente lo SCAF denunciando i "test di verginita'" forzati praticati in prigione.

Samira, 25 anni, il 9 marzo 2011 viene prelevata da Piazza Tahrir ed arrestata con l'accusa di possedere molotov, d'atti vandalici e di non aver rispettato il coprifuoco. Durante quei 5 giorni di detenzione, Samira ed altre donne sono state picchiate, torturate con scariche elettriche e sottoposte ad umiliazioni fisiche e verbali: "Mi sono sentita stuprata, mentre ci sputavano addosso e ci trattavano come prostitute, i soldati ci accusavano di essere la rovina e la vergogna del nostro paese.", terminate con il "test di verginita'".

Un giorno fu chiesto alle donne di formare due file distinte: vergini e non vergini. Samira rientrava tra le non vergini. Quest'ultime furono portate in una stanza dove furono sottoposte al "test di verginita'" dal "dottore" Ahmed Adel, circondate da soldati che registravano l'accaduto con il loro cellulare.

Il ritratto di Samira Ibrahim che sovrasta l'esercito
e la cui faccia rimanda al dottore  Ahmed Adel
Come spiega con le lacrime agli occhi nel seguente video: Intervista a Samira Ibrahim (in arabo), "era solo un modo per umiliarci, per annientarci definitivamente dopo le ore di torture che avevamo subito."


In seguito alla decisione di denunciare lo SCAF, grazie al sostegno del padre, attivista politico ancor prima dello scoppio della primavera araba Samira ha ricevuto diverse minacce, anche di morte. Infatti le fu detto che avrebbe fatto la stessa fine di Khaled Said (I graffiti nella rivoluzione egiziana - Khaled Said)


Purtroppo questa storia non ha un lieto fine. Il 13 marzo 2012, ad un anno dalla sua detenzione, il dottore Ahmed Adel e' stato assolto, dato evidente di corruzione. Samira alla lettura della sentenza non e' riuscita a trattenere le lacrime, commentando in seguito su Twitter che ad essere stato violato e' stato l'onore dell'Egitto e che finche' potra' difendera' i diritti del popolo egiziano.

Thursday, June 28, 2012

Il fenomeno delle creme schiarenti

Sono in partenza. 
Tra un paio di ore affrontero' un viaggio di 8/9 ore in autobus per raggiungere Dahab, una localita' sul Mar Rosso. 

Dopo aver sbattuto al muro un tizio che mi ha toccato il culo, mi sono resa conto che sono arrivata al limite della sopportazione e che una pausa dal Cairo, dalle molestie e dal caldo soffocante mi avrebbe fatto null'altro che bene.

Oggi, sono andata al supermercato e sulle lista delle cose da comprare c'era, ovviamente, anche l'abbronzante. Obiettivo di questo fine settimana, oltre a rilassarmi, e' tornare al Cairo color cioccolato. 

Arrivata nel reparto cosemtica, non vi era molta scelta. Come a voler rispondere alla mia perplessita' per la scarsita' di abbrozzanti/creme solari a disposizione sullo scaffale, una donna con il niqab mi si avvicina e chiede:

"Scusa, sai quale sia la crema per schiarire la pelle?"

"No, mi dispiace!" mentre guardo tra i prodotti nel tentativo di aiutarla.

"Non lo sai?Sei bianca!"

Deve avermi scelto per quello. Mi aveva palesemente scambiato per Egiziana ed il fatto che fossi "bianca" deve averle suggerito (non so con quale logica) che io usassi la crema.

(vorrei sottolineare che non sono neanche cosi' chiara di pelle :/ )

"Si', ma sono anche Italiana" le rispondo sorridendo. Mi ero perfettamente resa conto che la mia risposta non aveva senso. Che fossi italiana non era una spiegazione del perche' potessi avere la pelle chiara, ma sapevo bene che lei l'avrebbe percepita come una delucidazione.

Dagli occhi presumo mi abbia sorriso anche lei e lasciatomi all'inutile ricerca di un abbronzante si e' rivolta ad una donna che sembrava saperne piu' di me. 
(non che fosse difficile)
Due donne al reparto cosmetica con due culture diverse, due esigenze diverse e due canoni di bellezza opposti. Sinceramente, al momento, ho trovato l'episodio divertente.




Sapevo di questo fenomeno nei Paesi arabi, ma una volta tornata a casa ho fatto una piccola ricerca, cosi', per curiosita' e....


Sono arrivata alla conclusione che l'approccio con cui queste creme o saponi in grado di schiarire la pelle vengono proposti al pubblico e' molto aggressivo, a tratti razzista e basato su una visione di bellezza eurocentrica.

La pubblicita' di Fair and Lovely, la marca piu' diffusa in Medio Oriente, mostra una ragazzina che dopo essersi laureata sogna di diventare una giornalista. La sua aspirazione, pero', e' ostacolata dal colore della sua pelle. E' troppo scura. Tutto cambia quando scopre Fair and Lovely. Grazie ad una pelle piu' chiara ottiene il successo.

Si potrebbe discuttere sul fatto che qualsiasi pubblicita' ha come intento quello di vendere e le aziende sono disposte a tutto affinche' cio' avvenga, ma credo che ci dev'essere un limite di decenza.
Che la pelle chiara sia sempre stata apprezzata nel mondo arabo e' vero. Non dipende completamente dalla globalizzazione o dall'influenza dei parametri occidentali. Se si aveva la pelle scura era perche' si lavorava presumibilmente nei campi, sotto il sole, attivita' che non si addiceva ad una donna di un certo rango. Motivo per cui, avere la pelle chiara e' sempre stata una caratteristica apprezzata da entrambi i sessi.
Ma qui, non e' piu' una questione che dipende dai diversi canoni di bellezza. Cio' che questa pubblicita' sta suggerendo e' che non avrai successo, felicita' e soldi nella vita a meno che tu sia bianca. Un'idea molto piu' pericolosa e appartenente ad una logica colonialista che mai mi sarei aspettata di vedere proiettata su uno schermo qui in Egitto.

Inoltre, trovo preoccupante che, ancora una volta, le donne invece di reagire ad una tale strumentalizzazione si siano adeguate. Secondo i dati, negli ultimi anni l'uso di queste creme in Egitto e' aumentato vertiginosamente.
Non fraintendetemi, non sto sostenendo che l'incapacita' di reagire sia solo delle donne egiziane o arabe. Parliamoci chiaro, le donne occidentali sono influenzate allo stesso modo e spesso anche loro non si rendono conto di come il nostro corpo sia sfruttato e calpestato da canoni di bellezza assurdi.

Ma cio' che mi ha colpito maggiormente di questa strumentalizzazione e' come venga confezionata l'idea secondo la quale se hai la pelle chiara hai le porte del successo spalancate; se invece accetti il fatto che essendo araba puoi avere la pelle un po' piu' scura degli occidentali ( o l'immagine stereotipata che si ha di loro), allora sei sfigata e non ti realizzerai mai nella vita.


Wednesday, June 6, 2012

Vivere al Cairo da donna

E anche oggi torno a casa facendo fatica a trattenere le lacrime dal nervoso e chiedendomi chi me l'ha fatto fare  di vivere in un Paese che non ha il minimo rispetto per la donna.

Non amo piagnucolare. Ogni volta che mi trasferisco in un Paese arabo, per il solo fatto che sono una donna, so cosa mi aspetta, ma cio' non significa che lo debba accettare. Percio' ancora mi incazzo se qualcuno mi sussura: "ia mossa", "ia eshta", "ia 3sal" all'orecchio o se, mentre cammino con maniche a tre quarti, jeans e scialle con 40 gradi d'estate, qualcuno si permette di giudicarmi: "haram 3laiki, dovresti coprirti".
Moralisti del cavolo, le schifezze andate a dirle a vostra madre o a vostra sorella. Ah gia', dimenticavo che loro sono intoccabili, ma le madri e le sorelle degli altri no. Se non vi piace come mi vesto giratevi dall'altra parte, non siete costretti a guardare. Ma ho come la sensazione che non lo disprezziate poi cosi' tanto dal momento che, prima di sputare le vostre sentenze, mi spogliate con il solo sguardo.

La cosa piu' demoralizzante e' che alla fine della giornata non ci posso fare nulla perche', per quanto possa reagire, non tocca a me cambiare le cose qui e chi lo dovrebbe fare, ovvero le donne (in questo caso) egiziane, il piu' delle volte mi consigliano di lasciare perdere, andare oltre e non rispondere perche' potrebbe essere pericoloso.

Sinceramente, non so come facciano a lavorare qui. E' da un po' di tempo che me lo chiedo per il semplice fatto che e' da piu' di un mese che tento di dare lezioni private di inglese e di italiano. Ho dato parecchie lezioni ed a parecchie persone, ma si e' trattato sempre e solo di una prima lezione. L'iter scolastico viene sempre, inevitabilmente, stroncato dalla misteriosa scomparsa dell'alunno.
Il motivo? Instintivamente potreste pensare che sia perche' sono una cattiva insegnante, e magari avete anche ragione. Ma queste persone non hanno neanche avuto il tempo di appurarlo o meno. Il motivo e' un altro. Sono uomini. E fondamentalmente concepiscono queste lezioni come un appuntamento al buio per cui funziona cosi': o ci stai o fai finta di starci, se no, non lavori.

Riflettendoci, io tutto sommato sono in una posizione privilegiata. Qui non ci devo vivere per sempre, ma le donne egiziane come fanno? Mi viene sempre in mente la figura di Busayna in the Yacoubian Building. La sua alla fine e' l'unica storia che ha un lieto fine, ma cosa e' stata costretta a fare pur di lavorare?

E' letteralmente impossibile  lavorare senza che, piu' o meno esplicitamente, si venga molestate. Di esempi ne avrei a iosa. Ve ne raccontero' solo uno dei tanti.

Incontro Mohamad per la prima volta a Cilantro. Era in ritardo di un'ora. Si e' seduto al tavolo con me e Sherif senza neanche scusarsi. Inutile dire che, se Sherif non avesse sorbito tutte le mie ire in quell'ora, avrei sbranato il ritardatario a parole. Per evitare cio', e perdere un cliente, dopo aver concordato velocemente data ed orario, mi son scusata ed ho raggiunto i miei amici per una birra fredda.

Qualche giorno prima della lezione ricevo un messaggio di conferma da parte di Mohamad: "Giovedi' alle 7, mi sei piaciuta"

Fino all'ultimo ho voluto credere che intendesse che gli fossi stata simpatica. Inutile dire che non intendeva quello. La prima lezione, nonostante l'insegnamento non sia la mia vocazione, ci ho messo tutto l'impegno possibile per rendere quell'ora e mezza interessante per me e per lui. Mi sono sforzata di parlare in arabo laddove non capiva e mi sono ingegnata improvvisandomi fumettista e mimo.
Non ha ascoltato una sola cosa che ho detto, non ha scritto una sola parola e non ha spiacciccato una frase. Mi interrompeva ogni tanto giusto per farmi domande personali che non centravano nulla con l'argomento che stavamo affrontando.

Gli ultimi 10 minuti mi chiede: posso scrivere una frase? Io, meravigliata e speranzosa che si fosse svegliato un po', gli do' carta e penna. In un italiano sgrammaticato mi scrive: tu piacere a me.
Vuoi fare lo stronzo? E allora iniziamo a giocare. Perche' dovete sapere che la caratteristica principale di questi individui e' la codardia. Faccio finta di non capire: "Cosa hai scritto?Non capisco, me lo puoi dire in arabo?"
Ovviamente non ho ricevuto risposta.

Solo dopo essere tornata a casa ho ricevuto questo messaggio: "Vorrei tu sposato avete la macchina e la apartamento o ufficiale universita perche tu mi piace pensare o rispondere i am good guy".
Wow, una proposta di matrimonio via sms. Che romanticone.

per almeno un mese ha continuato a chiamarmi e mandarmi messaggi. Chiamasi stalking.
(presto scrivero' un post sullo stalking che avviene qui in Egitto tramite chiamate/messaggi incessanti perche' e' un vero e proprio fenomeno, Phone stalkers torment women in Egypt)

Si' e' una storia che puo' farci sorridere e che e' stata motivo di scherno da parte mia e dei miei amici per settimane. Ma non e' un'eccezione, e' una continua ed incessante molestia che ad un certo punto non ti permette di lavorare.


Ho provato anche l'opzione della fede al dito. Ecco cosa succede:

ESR (=egiziano sessualmente represso): Sei sposata?

Io: si' (mostro la fede)

ESR: Tuo marito vive qui?

E qui ci sono due risposte che puoi dare, ma la reazione e' sempre la stessa:

1. No ----> e allora lui si sente in diritto di provarci comunque
2. Si' -----> e allora lui si sente in diritto di provarci comunque perche' una donna straniera puo' sempre avere un secondo habibi ed un marito che lascia sua moglie andare in giro da sola e' cornuto a priori.

Ed e' cosi', che per l'ennesima volta, ti ritrovi a tornare a casa con la voglia di prendere a calci nelle palle qualsiasi uomo che faccia finta di intralciare il tuo cammino solo per fare qualche suono animalesco o per farti sapere (nonostante tu non l'abbia chiesto) quanto sei bella.




Questo e' il mio quinto mese al Cairo e da quando sono arrivata mi sono resa conto che ho subito una trasformazione. Incosciamente ci sono cose di me che sono cambiate e comportamenti che ho assunto:

  • Solitamente amo vestirmi con colori sgargianti e da quando vivo al Cairo mi ritrovo a scegliere colori scuri, deprimenti che non mettano in evidenza le mie forme.
  • Quando esco di casa, guardo per terra. So bene che se incrocio lo sguardo di un uomo, per loro, e' un via libera. Come minimo saro' costretta a subire un commento o un'occhiata provocatoria. Il peggio e' che inizi a seguirmi cercando di attaccare bottone.
    Motivo per cui il piu' delle volte esco con occhiali da sole e lettore mp3 sparato a palla.
  • Quando cammino per strada, corro, non passeggio perche' a quanto pare gli uomini qui non concepiscono il fatto che anche noi abbiamo bisogno di andare dal punto A al punto B perche' abbiamo una vita. Che so', magari lavoriamo, studiamo e abbiamo degli impegni anche noi. No, noi passeggiamo per il loro piacere.

Tante volte avrei voluto che il mio corpo scomparisse. Subito dopo mi son sempre sentita in colpa per il solo fatto d'averlo pensato perche' IO so bene che non ho fatto nulla di male. Tuttavia, mi chiedo quante donne egiziane lo sappiano. Quante non vivano le forme del loro corpo come una condanna invece che un dono. Credo di capire perche' ci sono donne che decidono di coprirsi interamente rinunciando alla propria femminilita'.
E' una pressione psicologica quotidiana che si insinua lentamente nelle tue scelte ed atteggiamenti.



Il fatto e' che l'ostacolo non e' solo nel campo lavorativo o per strada. Parliamo di Tahrir. La piazza che per mesi ha coinvolto l'intero mondo tenendolo a fiato sospeso. Ho sostenuto gli egiziani da casa, ho creduto nella loro visione. Amo Tahrir e cio' che simboleggia. E anche se oggi le cose in Egitto non procedono come tutti noi abbiamo sperato, sono positiva. Dopotutto, si vede l'inizio di una rivoluzione ma non sempre se ne vede la fine. Le cose non cambiano in un solo anno.
Peccato che, pero', ogni volta che la debba attraversare, specialmente quando c'e' una manifestazione, le palpate di culo (e non solo. Vi evito di dire dov'altro) sono la normalita'. Ed e' li', in quel luogo dove centinaia di persone hanno urlato e ancora urlano per un cambiamento radicale ,che ti chiedi se mai ce la faranno. E' dal rispetto per se stessi e per gli altri che ci puo' essere un reale cambio di rotta. A giudicare dalle palpate che subisco, per cui sono sicura che i molestatori sanno dirmi che intimo porto, credo che ci sia ancora molta strada da fare.
(un articolo fresco fresco di come le molestie in Tahrir siano peggiorate sensibilmente: Alarming assaults on women in Egypt's Tahrir)

Ho sempre cercato di trattare gli uomini egiziani come persone adulte, mature e senza partire prevenuta. Mi dispiace dire che, nella maggiorparte dei casi, rimango delusa.

Potrei sinceramente andare avanti a scrivere per ore.

Prima di terminare vorrei dire che in parte gia' prevedo commenti del tipo: "Si', ma anche da noi la donna non e' emancipata, non e' rispettata e bla bla bla..." Queste sono osservazioni con cui sono d'accordo, ma solo in parte.
Chi mi conosce bene sa che non amo chi parla dei Paesi arabi per luoghi comuni senza mai averci messo piede e sa che non sopporto il maschilismo strisciante che regna in Italia o nel cosidetto Occidente.
Ma paragonare le due realta' equiparandole non ha senso. Il soggetto della discriminazione e' lo stesso, ma la cultura, gli atteggiamenti e le relazioni tra i due sessi delle due realta' non lo sono e cio' inevitabilmente crea delle discrepanze. Parificare e' solo un modo per negare il fatto che esiste una differenza ed e' anche parecchio palese. Negare, fare finta o sminuire il problema non aiuta. 

Detto cio', questo post non vuole essere una demonizzazione dell'Egitto o delle persone che ci vivono perche', per quanto ci siano giorni in cui mi faccia impazzire, ha un'anima di cui mi sono innamorata, lo ammetto. Ed e' proprio perche' lo amo che sento sia giusto esporre questo problema perche' una societa' che non e' in grado di confrontarsi o di autocriticarsi non si evolve.

Questo, per me, e' uno spazio dove mi posso esprimere liberamente rendendovi partecipe di tutti i miei stati d'animo e, purtroppo, questo e' uno di quelli con cui devo convivere quasi quotidianamente qui in Um al Dunya.


Vi rimando a questo post che affronta molto bene la questione, in maniera divertente: I'm an Egyptian woman and I like to be sexually harassed

C'e' anche una mappa online dove e' possibile denunciare episodi di molestia sessuale, individuando le zone da evitare perche' piu' a rischio: Harassmap




se cmq sia scrivete "harassment in cairo/egypt" su google troverete molto facilmente articoli di giornale, blog, video ecc che spiegano l'emergenza sociale.


post correlati: Escalation delle aggressioni sessuali al Cairo