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Tuesday, February 12, 2013

Midan Tahrir, Piazza della Liberazione...non delle donne

Torno a scrivere su questo blog perche', dopo tanto tempo, ne sento nuovamente la necessita'. 

Dal 25 gennaio 2013 - secondo anniversario della rivoluzione egiziana - sono passate diverse settimane e forse vi siete chiesti come mai non abbia scritto nulla a proposito.
In realta', trovo solo ora la forza di scrivere di cio' che e' successo in quella piazza, quel 25 gennaio, cosi' diverso da quello che ho vissuto personalmente un anno prima.
Confesso che avevo bisogno di interiorizzare perche', al momento, la rabbia che ho provato nel leggere degli stupri di massa avvenuti durante i festeggiamenti non mi permetteva d'esprimermi come avrei voluto. E sinceramente, faccio ancora fatica.

Mentre in Midan Tahrir risuonavano slogan che domandavano maggior dignita' e giustizia...nella stessa piazza a 19 ragazze son state negate prima l'una e poi l'altra.

Vestiti strappati da dosso, mani sconosciute, diventate in poco tempo centinaia di mani che, con prepotenza ti afferrano, ti strattonano finche' non crolli a terra, sotto la pressione di quei corpi ansimanti e senti...senti le dita che affondano violentando la tua sessualita', il tuo intimo, la tua umanita'. 

"All I remember is hands all over my body, grabbing under the layers of pullovers I was wearing, touching my breasts, opening my bra. More hands on my back and legs, my pants being pulled down...) My empty han tried to pull my pants back up when I fel fingers inside my ass and shortly after in my vagina. I dropped my purse and pulled up my pants again, or I tried at least. Then more penetration with fingers from the front and the back."

"I felt something pointed and became really afraid. I realized one of them had something pointy and small, and was trying to insert it or use it to cut my pants. I was screaming and really choking and crying, I couldn't do anything. (...) They were pulling the kefayya around my neck and choking me and dragging me by it and I was choking, I couldn't breathe...In the midst of all that shoving my sweater had reached my neck and my chest was completely naked. Everyone around me was grabbing my breasts and one of them was trying to undo my belt and pull my pants off my body, so there wouls be a place for someone else to stick his hand. He stuck his hands in my pants and kept scratching me with his fingers, grabbing me really hard and hugging me and screaming "Leave her along you shitheads, leave her alone!" While he was screaming he was sticking all his fingers inside my pants (...)"

Le testimonianze integrali le trovate qui e qui

Episodi del genere non son nuovi al Cairo (ne avevo parlato in Escalation delle aggressioni sessuali al Cairo),gia' all'epoca si ipotizzava il tentativo, da parte delle forze politiche vigenti e di una certa porzione della societa' civile, di voler marginalizzare le donne affinche' non partecipassero al cambiamento socio-politico del Paese. Questo il rinconsocimento dopo che son state una forza inesauribile durante la rivoluzione, spesso combattendo in prima fila accanto agli uomini.

Ora piu' che un dubbio, e' una certezza. La metodologia con cui avvengono queste aggressioni non e' casuale, si tratta di interventi sistematici e premeditati eseguiti da gruppi di uomini coordinati tra di loro e il cui obiettivo e' abbattare la coscienza politica delle donne usando lo strupro come arma.
Applicano uno schema collaudato che sembra essere sempre lo stesso, come spiega Farah Shash, psicologa de "El Nadeem Centre" (centro che si occupa della riabilitazione delle vittime di tortura): 15-20 uomini circondano la vittima tenendosi per mano e aumentando di numero durante l'assalto, fino ad arrivare a 50 uomini. Si vengono a creare due cerchi, uno interno composto da uomini che palpano, molestano e assalgono la donna fino ad arrivare a spogliarla e stuprarla anche con oggetti; mentre il secondo fa da cordone protettivo impedendo agli uomini venuti in soccorso di raggiungere le vittime. 

Nonostante l'evidente emergenza sociale (83% delle donne ha confessato d'essere stata molestate almeno una volta nel corso della loro vita), le donne egiziane non si son fatte scoraggiare: la paura, infatti, sembra non aver frenato la loro volonta' di ricoprire un ruolo attivo nel percorso decisionale del proprio Paese.

L'impunita', tuttavia, rimane una questione che va risolta. Non e' un caso se questi uomini (caratterizzati da una spiccata codardia) attaccano in gruppo: cio' rende difficile la loro identificazione. Ma, anche quando questa avviene, le denunce cadono nell'oblio e non viene quasi mai preso alcun reale provvedimento. Questo disinteressamento della tutela delle donne non fa altro che incentivare le molestie sessuali, e a fomentare la convinzione che siano le donne stesse le colpevoli delle violenze subite (il solito deja'-va). Di certo e' ancora piu' grave quando e' un'istituzione come il Comitato dei Diritti (dis-)Umani del Consiglio della Shura ad esprimersi in questo senso. L'11 febbraio 2013, il Comitato si e' espresso rispetto agli eventi accaduti a Tahrir sostenendo che le donne, consapevoli del pericolo che correvano in piazza, dovevano assumersi le proprie responsabilita' e ha fatto riferimento a casi di prostituzione avvenuti durante i festeggiamenti, ovviamente inesistenti. 


La taharosh
No alle molestie
Per fortuna, l'assenza dello Stato e' colmata dalla presenza di iniziative civili guidate da una rete di ONG Operation Anti-Sexual Harassment (comunicato ufficiale), unitesi con l'obiettivo specifico di combattere le molestie sessuali. Son state create delle ronde di volontari il cui scopo e' pattugliare soprattutto l'area di Tahrir e proteggere le ragazze da possibili aggressioni. Il loro lavoro prevede sia la prevenzione attraverso il monitoraggio che l'aiuto alle vittime. Tra queste organizzazioni Banat Misr Khatt Ahmar (Le Ragaze Egiziane sono la Linea Rossa) si occupa anche della riabilitazione dei molestatori affinche' quest'ultimi siano in grado di sensibilizzare altri uomini.


Vi lascio con questo video angosciante: Tahrir, woman assaulted - gang rape




Your mother and your sister know exactly how every girl u harass feels.


ps. Oggi ci e' stata la protesta mondiale contro le molestie sessuale subite alle donne egiziane

Sunday, July 15, 2012

Il mio fotoreportage su Shoot 4 Change


Per leggere il fotoreportage sulla vincita di Morsy cliccare qui

Sono molto contenta per l'opportunita' che mi e' stata data, piu' che altro perche' Shoot 4  Change e' un'organizzazione che rispecchia la mia concezione della fotografia.

Per saperne di piu': Shoot 4 change

Per vedere altre foto dell'evento storico: Photoblog Rihla saida: From Egypt to Palestine and back

Friday, July 13, 2012

Words of Women from the Egyptian Revolution | Episodio 1: Rasha Azab



Ci sono i sottotitoli in inglese ed in spagnolo (castigliano).
Words of Women from the Egyptian Revolution e' un documentario che da' voce ad alcune di quelle donne che hanno partecipato alla rivoluzione.


Il documentario non e' ancora terminato ed i realizzatori hanno lanciato un appello di raccolta fondi. Se volete contribuire cliccate su questo link: Words of women from the Egyptian revolution, dove vi vengono anche spiegati i dettagli del progetto.


Nel primo episodio incontriamo Rasha Azab, una donna di 29 anni, attiva politicamente dal 2000. Del suo racconto ci sono diversi passaggi che ho trovato interessanti. Vorrei evidenziarne un paio:

  • Rasha ci spiega come la gente sia convinta che Mubarak abbia "abdicato" in seguito ai 18 giorni di sit-in in Tahrir. Lei sostiene che, in realta', l'evento determinante che ha fatto capitolare il faraone sono state le 48 ore precedenti di scontri non stop. Se non fosse stato per la rivolta iniziata per strada e nei quartieri, la gente non avrebbe occupato Tahrir e la piazza non sarebbe diventata il simbolo della rivoluzione.
    Il fatto che ci siano stati degli scontri tra la polizia e gli egiziani significa che non si e' trattato di un movimento pacifista?Assolutamente no, signifca non "farsi pestare di botte per poi tornare a dormire" come e' stato per 50 anni sotto il regime di Mubarak.  La violenza usata (per di piu' lancio di sassi) e' stata insignificante paragonata a quella di Stato: "Qualsiasi istituzione oppressiva, qualsiasi forma di oppressione che schiaccia, insulta, umilia e tortura il popolo, merita d'essere abbattuto senza ulteriore esitazione."

  • Il risveglio di coscienza non dipende dall livello d'educazione ricevuto o dalla classe sociale a cui si appartiene. Porta come esempio la propria famiglia in cui il padre e la madre sono analfabeti.

  • La rivoluzione non e' avvenuta tramite Facebook o Twitter. Una rivoluzione avviene quando la gente scende per strada ed occupa gli spazi pubblici ribellandosi al sistema. Avviene "quando resiste, muore e si sacrifica per cose che sono importanti nella loro vita.". Il prototipo del rivoluzionario seduto davanti al computer e un'immagine che e' stata difusa dai media occidentali ed internazionali ma che in realta' non ritrae il reale aspetto dell'attivista nella rivoluzione egiziana.

Sunday, July 8, 2012

Cinema egiziano (1) - Il Caos di Shahine ( هي فوضي)





Produzione: Egitto 2007
Genere: Drammatico
Durata: 122'
Interpreti: Khaled Saleh, Mena Shalaby, Hala Sedky, Youssel el Cherif

Purtroppo non l'ho trovato con i sottotitoli per cui e' tutto in egiziano.

Heyya Faudi si svolge a Shubra, uno dei quartieri ex cosmopolitani che nel tempo hanno risentito della crisi economica, politica e morale deteriorandosi in aree abbandonate a se stesse. L'intero film e' basato sul contrasto tra i personaggi. Da un lato: Hatem, un poliziotto corrotto che tiene sotto il pugno di ferro l'intero quartiere, assetato di potere abusa della sua posizione per detenere prigionieri senza un'accusa e torturarli, mentre, nel fratempo, rilascia criminali secondo i suoi interessi. Dall'altro:  Nur e Sherif. Lei, una insegnante di inglese proveniente da una famiglia modesta, lui, un brillante ed integerrimo procuratore che cerca di ripristinare ordine e giustizia nella societa' egiziana

Nonostante la semplicita' della trama e i personaggi un po' stereotipati vi sono importanti elementi di critica politica. Il regista si scaglia esplicitamente contro la classe dirigente, i politici ed i militari, i quali, hanno tradito gli ideali panarabi di Nasser ed invece di dirigere il proprio paese, l'hanno impoverito moralmente favorendo l'insorgere del fanatismo religioso.

Shahine, alla fine del film, sembra suggerire che il caos creato dal decadimento morale puo' essere sconfitto solo dal caos prodotto dalla ribellione popolare. Per questo motivo in molti sostengono che questo film anticipi gli eventi della rivoluzione egiziana.

Friday, July 6, 2012

Escalation delle aggressioni sessuali al Cairo


Come ho evidenziato nel mio post: Vivere al Cairo da donna, le molestie verbali e psicologiche sono quotidiane. Negli ultimi mesi i casi di violenza sessuale/molestie sembrano essere aumentati in maniera preoccupante tanto da mobilitare le organizzazioni femministe.

Si tratta di un susseguirsi d'episodi che io iniziero' a riassumere a partire dall´8 giugno, quando, un gruppo di donne si e' dato appuntamento a Tahrir per rompere il silenzio chiedendo a voce unita: la fine delle aggressioni sessuali, la rivendicazione dei propri diritti e  la libera partecipazione alla vita politico-sociale senza discriminazioni di genere.
La necessaria presenza di uomini che fungessero da cordone protettivo e' la prova evidente che la mancanza di rispetto per la figura femminile e' ancora molto diffusa nella societa' egiziana dove la donna non puo' muoversi liberamente negli spazi pubblici senza subire umiliazioni verbali e/o molestie fisiche.


Tuttavia, questa  volta il cordone protettivo non e' stato in grado di reggere il feroce attacco di una folla di oltre 250 uomini, i quali, hanno assalito la manifestazione con bottiglie di vetro, bastoni, coltelli e tasers. Le donne hanno tentato di reagire, ma sono state bloccate mentre mani sconosciute si insinuavano fin sotto i vestiti violando la loro dignita' ed intimita'. La violenza era tale che ad una ragazza sono stati strappati di dosso gli indumenti.
(questo video riprende la manifestazione di quel giorno: Egyptian men and women protest sexual harassment


A mio parere, si e' trattata di una vera e propria spedizione punitiva organizzata. L'obiettivo e' quello di escludere le donne dal cambiamento politico-sociale che sta attraversando il paese inabilitandole a frequentare luoghi quali Tahrir senza la paura di subire violenza fisica e psicologica. 
Una vergogna se si considera il ruolo che hanno svolto le donne durante la rivoluzione. Sono state una componente essenziale. Sono state attiviste, manifestanti, madri che hanno perso i propri figli, martiri, medici e combattenti in prima fila durante gli scontri.... e va riconosciuto loro che hanno ricoperto tutti questi ruoli in una societa' notamente maschilista dove, di sicuro, non sono mancate le difficolta' e le discriminazioni. Nonostante cio', ora viene negato loro il diritto di ricostruire il Paese, il LORO Paese, per il quale hanno lottato e molte hanno dato la vita.

(non se ne parla spesso, ma tra i martiri, ovviamente, ci sono anche donne Lista dei martiri Egiziani)


Questo episodio non e' un'eccezione, e' un modus operandi che si e' ripetuto in diverse occasioni. L'anno scorso, durante la festa internazionale della donna dell'8 marzo, le manifestanti sono state molestate, palpate,derise ed insultate:
"Non siete ancora sposate, andate a trovarvi un marito"
"Questo e' contro l'Islam."
"Tornatevene a casa a lavare vestiti"
sono solo alcuni esempi.
Stesso copione quest'anno per la stessa ricorrenza. Abbiamo subito molestie e diverse volgarita' sono state urlate al nostro passaggio.


Cio' che mi chiedo e' da dove derivi questa paura da parte degli uomini nel permettere alle donne di partecipare attivamente a questa nuova fase, a concedere loro i diritti che le spettano e nel renderle indipendenti anziche' un peso per la societa'. (Confesso che e' una domanda che mi pongo anche rispetto alla nostra di societa'.)

L'apice e' stato raggiunto quando il 24 giugno una giovane giornalista inglese Natasha Smith, a Tahrir durante i festeggiamenti per la vincita di Morsy - il primo presidente egiziano democraticamente eletto, e' stata assalita da una massa di uomini e senza possibilita' di difendersi o fuggire e' stata aggredita sessualmente. Il suo racconto e' agghiacciante: "Please God, please make it stop".

Riprendo solo un passaggio: "Men began to rip off my clothes. I was stripped naked. Their insatiable appetite to hurt me heightened. These men, hundreds of them, had turned from humans to animals. Hundreds of men pulled my limbs apart and threw me around. They were scratching and clenching my breasts and forcing their fingers insied me in every possible way. So many men. All I could see was leering faces, more and more faces sneering and jeering as I was tossed around like fresh meat among starving lions."

Salvata e portata dai medici di Tahrir in una tenda, l'unico stratagemma perche' lei potesse uscire dalla piazza sana e salva e' stato quello di coprirla facendole indossare un niqab. Una volta in ospedale e' stata abbandonata a se stessa.



Una testimonianza che ha scosso tutte noi. Soprattutto chi, per un motivo o per un'altro, e' costretta a frequentare Tahrir e che conosce bene le dinamiche che si possono creare. Poteva essere chiunque di noi.

Personalmente, sono arrivata al limite della sopportazione. Quando cammino per strada faccio fatica a trattenermi dal mettere le mani addosso a chiunque si permetta anche solo di guardarmi in maniera libidinosa. E l'escalation di aggressioni di quest'ultimo periodo, di certo, non aiuta. Se sono esasperata io, posso solo immaginare le donne che sono costrette a vivere in una societa' come questa. 

Motivo per cui, oggi, sono andata all'ennesima manifestazione contro le molestie sessuali con la speranza che, una volta tanto, si trattasse di una vera e propria marcia e non di una passeggiata. Purtroppo, le mie aspettative sono state deluse. 

Liberta' e giustizia per le donne e gli uomini.
Ci saranno state 12 donne di numero, tra cui, piu' o meno, 4 Egiziane (c'e' chi ha sostenuto che non fosse importante il numero di Egiziane presenti alla protesta, io invece sostengo sia importantissimo. E' vero siamo tutte donne, ma questo e' il LORO Paese e sono i LORO diritti. Dov'erano le Egiziane? Perche' non era li' con tutte noi che, alla fine dei conti, prima o poi, torniamo in patria e non siamo costrette a subire tutto cio' ancora a lungo. Dov'erano?). Insomma, una tristezza indescrivibile. Erano di piu' gli uomini, atleti d'arti marziali che si erano offerti di prestarsi come cordone protettivo per l'occasione, che le manifestanti.





Io sono come tua sorella
C'e' da dire che ho apprezzato la presenza di quelle poche donne che hanno fatto lo sforzo di esporsi e che armate di pistole ad acqua riempite di vernice colorata per marchiare eventuali molestatori, di cartelli e bastoni, da piazza Talat al Harb si sono dirette a piazza Tahrir. Anche se...confesso che ho fatto fatica a trattenere le risate quando l'organizzatrice, appena prima di iniziare la marcia, ha concluso il discorso con: "Forza riprendiamoci la piazza". 
12 donne, non sono abbastanza per far cio'. Non e' questione di cinismo, ma di realismo.







La ragazza egiziana che ha preso la parola.
Sicuramente non hanno fatto la differenza, ma almeno hanno distribuito volantini ed una volta arrivate in piazza si sono allineate con i cartelloni ben in vista tentando di intavolare una discussione con gli uomini li' persenti (tenuti a distanza adeguata dal cordone protettivo). Una ragazza egiziana, dal viso molto espressivo e dai riccioli ribelli, ha preso la parola e  ha posto loro diverse domande: se trovassero giusto che le donne venissero molestate per strada, se si sentissero autorizzati a far cio' per come sono vestite e come si sentono quando sono le loro sorelle o madri a subire tali molestie. Sono stati molti gli uomini che durante la discussione si sono schierati con le ragazze sostenendo la causa, ma mentirei se dicessi che non ci sono stati episodi di molestie.


Non siamo state attaccate questa volta, alhamdulillah. Ma la mia amica non ha fatto in tempo ad allontanarsi dal gruppo che dei ragazzini hanno iniziato ad urlarle: "Fuck me, fuck me, fuck me".

E prima che la marcia partisse, in un slancio di ottimismo mi sono rivolta ad Ester:

"Per quanto deludente, ci sono tanti uomini che stanno partecipando, piu' di quanto mi aspettassi, e' positivo..."

"Si', uno ti ha appena squadrato il culo."

Un infiltrato che vista la moltitudine di donne, non ha perso occasione per dare un'occhiata. Letteralmente.


Interessante articolo, letto subito dopo la pubblicazione di questo post (neanche a farlo apposta): Sexual harassment rises in Egypt's Tahrir



Monday, July 2, 2012

I graffiti nella rivoluzione egiziana (2) - Samira Ibrahim, la forza di denunciare la pratica dei test di verginita'



Ritratto di Samira Ibrahim - Non sareste in grado di spezzarm

Figlia di una cultura dove gli abusi sulle donne vengono taciuti per paura, vergogna o semplicemente per mancaza di strutture specializzate, Samira Ibrahim ha avuto il coraggio di ribellarsi, di rompere quel silenzio e di sfidare apertamente lo SCAF denunciando i "test di verginita'" forzati praticati in prigione.

Samira, 25 anni, il 9 marzo 2011 viene prelevata da Piazza Tahrir ed arrestata con l'accusa di possedere molotov, d'atti vandalici e di non aver rispettato il coprifuoco. Durante quei 5 giorni di detenzione, Samira ed altre donne sono state picchiate, torturate con scariche elettriche e sottoposte ad umiliazioni fisiche e verbali: "Mi sono sentita stuprata, mentre ci sputavano addosso e ci trattavano come prostitute, i soldati ci accusavano di essere la rovina e la vergogna del nostro paese.", terminate con il "test di verginita'".

Un giorno fu chiesto alle donne di formare due file distinte: vergini e non vergini. Samira rientrava tra le non vergini. Quest'ultime furono portate in una stanza dove furono sottoposte al "test di verginita'" dal "dottore" Ahmed Adel, circondate da soldati che registravano l'accaduto con il loro cellulare.

Il ritratto di Samira Ibrahim che sovrasta l'esercito
e la cui faccia rimanda al dottore  Ahmed Adel
Come spiega con le lacrime agli occhi nel seguente video: Intervista a Samira Ibrahim (in arabo), "era solo un modo per umiliarci, per annientarci definitivamente dopo le ore di torture che avevamo subito."


In seguito alla decisione di denunciare lo SCAF, grazie al sostegno del padre, attivista politico ancor prima dello scoppio della primavera araba Samira ha ricevuto diverse minacce, anche di morte. Infatti le fu detto che avrebbe fatto la stessa fine di Khaled Said (I graffiti nella rivoluzione egiziana - Khaled Said)


Purtroppo questa storia non ha un lieto fine. Il 13 marzo 2012, ad un anno dalla sua detenzione, il dottore Ahmed Adel e' stato assolto, dato evidente di corruzione. Samira alla lettura della sentenza non e' riuscita a trattenere le lacrime, commentando in seguito su Twitter che ad essere stato violato e' stato l'onore dell'Egitto e che finche' potra' difendera' i diritti del popolo egiziano.

Sunday, June 24, 2012

Morsy, il nuovo presidente egiziano

Gli Egiziani attendano con ansia l'annunciazione
del nuovo presidente egiziano.
L'annunciazione doveva avvenire alle 3, ma molti Egiziani
si erano gia' raggruppati a Tahrir ore prima rimanendo ore sotto il sole
La tensione sale. Finl all'ultimo si e' temuto che Shafiq potesse vincere.
Cio' avrebbe significato la sconfitta della rivoluzione.
Pochi minuti prima dell'annunciazione...
La felicita' per la vincita di Morsy, il primo presidente egiziano
democraticamente eletto 
Molte donne erano in piazza per partecipare alle celebrazioni
Abbracci e lacrime di felicita'.
Molte donne hanno partecipato attivamente alle celebrazioni



 Il primo presidente egiziano democraticamente eletto: Mohamad Morsy





Friday, June 15, 2012

I graffiti nella rivoluzione egiziana (1) - Khaled Said

Murales dietro il Mogamma.
Khaled Said e' la figura sulla destra.
C'e' scritto: Khaled Said, martire del sistema.
Da quando il seme della Primavera Araba ha dato vita alla rivoluzione del 25 gennaio, l'Egitto ha assistito ad una fioritura dell'arte in tutte le sue sfaccettature: la fotografia, la musica, il teatro, la pittura....
Credo che l'arte sia una delle forme di resistenza piu' potenti ed uno dei mezzi piu' pericolosi nella proliferazione di idee rivoluzionarie. Ed e' in questo contesto di rinascimento artistico che i graffiti hanno assunto un ruolo fondamentale nella narrazione della ribellione di questo popolo.

Per questo motivo ho deciso di scegliere tra quelli piu' significativi e spiegare le storie che vi sono dietro a questi visi, slogan e figure che decorano la capitale.

Non potevo non iniziare dal blogger Khaled Said, primo martire e scintilla della rivoluzione egiziana.






Murales dedicato a Khaled Said
Khaled Said aveva 28 anni quando il 6 giugno 2010 dei poliziotti in borghese l'hanno prelevato da un internet cafe', l'hanno trascinato per strada e, nonostante le suppliche di smettere, l'hanno massacrato di botte, finche' sfigurato, non ha smesso di respirare. Il suo corpo esamine e' stato scaricato di fronte a quello stesso internet caffe'. Il motivo di tale trattamento era dovuto al fatto che Khaled era entrato in possesso di video che mostravano la violenza perpetuata dalla polizia sui prigionieri, brutalmente torturati.  Il giovane alessandrino, spinto da un forte senso di giustizia, pubblico' i video su internet.

Ci fu un iniziale tentativo di insabbiare l'omicidio dichiarando che Khaled fosse morto per asfissia dopo aver ingoiato un pacchetto di marjuana per sfuggire all'arresto. Ma, fortunatamente, diverse organizzazioni dei diritti umani hanno respinto il rapporto affermando che si trattava di un altro escamotage pro-regime.

La reazione della societa' civile non tardo' ad arrivare. Ci furono manifestazioni, proteste e nel giro di poche ore dalla notizia si formarono diversi gruppi facebook tra cui: We are all Khaled Said.




Il viso di Khaled Said, simbolo dello scoppio della rivoluzione.
La scritta: Scendi (per strada), perche' i martiri ti guardano
La sua morte ha scoperchiato questioni molto importanti che fino ad allora non erano state realmente state discusse in maniera critica. Prima di tutto l'uso della tortura dell'ex-regime Mubarak, ed in secondo luogo le leggi d'emergenza in vigore sin dall'assassinio di Sadat (1981). Queste leggi permettono l'arresto e la detenzione di cittadini senza il giusto processo previsto dal codice penale e dando spazio ad indicibile abusi di potere.






Alcune foto della manifestazione tenuta l'anno scorso, davanti al Ministero degli Interni, contro la tortura ed in ricordo di Khaled Said.




Se volete vedere altre foto del Cairo, date un'occhiata al mio fotoblog: Rihla saida, photoblog from Egypt to Palestine and back

post correlato: I graffiti della rivoluzione egiziana (2): Samira Ibrahim

Saturday, June 2, 2012

La reazione di Tahrir alla condanna data a Mubarak

La dignita' del popolo egiziano si esprime ancora una volta in piazza, in Midan Tahrir

Oggi, 2 giugno, Mubarak e' stato condannato a 25 anni da trascorrere, dove? Probabilmente nell'ennesima residenzadi lusso, con tutte le comodita' che la maggiorparte degli Egiziani non possiede.

Mubarak, cosi' come l'ex ministro degli interni Al Adly, sono stati condannati per "non aver impedito" l'uccisione dei manifestanti durante la rivoluzione.I figli di Mubarak, Gamal ed Alaa, sono stati scagionati dall'accusa di corruzione in quanto caduta in prescrizione. Infine, i collaboratori (i concreti esecutori di torture ed omicidi) sonos stati TUTTI risparmiati perche' considerati non colpevoli.

Insomma, una pena che non e' altro che un insulto a tutti i martiri morti  affinche' il proprio Paese potesse avere un sistema diverso. Piu' giusto.

Nel precedente post vi avevo lasciata speranzosa ed entusiasta delle elezioni. Purtroppo le mie aspettative son state deluse quando sono stati confermati i due candidati vincenti: Morsi e Shafiq.

La paura piu' grande, ora, e' che vinca Shafiq al secondo round. Gli egiziani, i sostenitori di Tahrir, non si fidano di un fulul, ministro dell'ex regime, che ha apertamente dichiarato che si ispira al modello di Mubarak e che, quindi, potrebbe decidere di graziarlo.




Per visionare altre foto: Tahrir erupts again after Mubarak's trial verdict

Wednesday, May 23, 2012

Primo giorno di elezioni al Cairo




E' stata una giornata intensa questa. E domani me ne aspetta un'altra.

Faccio fatica a descrivere l'entusiasmo con cui gli Egiziani stanno affrontando queste prime, vere, elezioni. Molti si sono vestiti a festa, altri si sono lasciati andare ad un sospiro di sollievo. Ho visto una donna che, subito dopo aver fatto il suo dovere, ha guardato verso il cielo e sussurato "Al-hamdullilah (grazie a Dio)", un'altra mi ha fermato solo per farmi sapere che la sua scelta non e' stata influenzata da nessuno e che e' grata a tutti martiri. Senza di loro, oggi, non potrebbe scegliere.

La maggiorparte mostra con fierezza il dito blu, segno che hanno votato.


Ho avuto una discussione molto interessante con Deena, la donna con il niqab, la quale alla mia domanda perche' abbia fatto una tale scelta di vita mi ha risposto che e' stata una scelta presa 4 anni fa per assomigliare ad Hadija (la prima moglie di Maomatto), Non e' stata costretta ad indossarlo, e non giudica le donne che, come me, non portano ne' il niqab ne' l'hijab. E' una questione di scelte, dice.

E' sicura che le cose cambieranno in Egitto, fondamentalmente perche' non puo' essere peggio di prima. E, se ci fosse anche la piu' remota possibilita' che lo possa essere, la gente sara' pronta, ancora una volta, a scendere in strada perche' non si ha piu' paura di cio' che si e' sconfitto una volta.

Sconfitto una volta, lo si puo' sconfiggere di nuovo.

Per vedere altre foto, il mio fotoblog e': Rihla Saida - From Egypt to Palestine and back

Si respira positivita’ e speranza nell’aria.

Wednesday, June 29, 2011

Scontri, lacrime, lacrimogeni e proiettili di gomma a Tahrir

28 Giugno, Piazza Tahrir

La polizia impedisce alle famiglie dei martiri di partecipare ad una celebrazione in loro onore. La situazione degenera in pesanti scontri in Piazza Tahrir. Ci sono diversi feriti ed un morto. Secondo la testimonianza di un reporter: Amr Osama, i poliziotti mentre lanciavano lacrimogeni sulla folla, gridavano: "Dovete morire tutti".
La risposta dei dimostranti non e' tardata ad arrivare con un massiccio lancio di sassi.

29 Giugno, Piazza Tahrir.

Barricate in Shari3 Mahmoud
Arrivo, in realta', impreparata a quello che avrei dovuto fronteggiare, me ne sarei accorta troppo tardi. Non so perche' fossi stata cosi' incosciente. In Palestina mi ero gia' ritrovata in diverse manifestazioni che potenzialmente avrebbero potuto prendere una brutta piega, sapevo come attrezarmi. Quel giorno, forse sottovalutando la situazione, mi ritrovai in piazza con i sandali ai piedi, non delle scarpe da ginnastica; dei jeans strettissimi, non dei pantaloni comodi e neanche una cipolla in caso di lancio di lacrimogeni.

Di fronte a me, dei giovanissimi ragazzi stanno trascinando delle transenne contribuendo alla creazione della bariccata che avrebbe bloccato l'accesso a Sharia3 Mohamad Mahmoud. Dietro di loro, imponente, la famosa M di Mac Donald's. Un'immagine raccapricciante, di una lugimiranza fredda e tagliente: l'inevitabile influenza americana nella politica egiziana.

Vicino al Ministero degli Interni

Nonostante i consigli di non avanzare, procedo seguita da un volontario deciso a non lasciarmi andare da sola: Khaled. Mentre ci avviciniamo ai fuochi appiccati in strada, il fitto fumo nero copre il cielo e con esso la visuale. Si respira a malapena, uso il mio scialle tuareg per coprirmi la bocca.

Lo scenario e' surreale.

Inizio a fotografare con impeto arrivando a fronteggiare la schiera di poliziotti in tenuta antisommossa davanti al Wazara al dakhalyya, il Ministero degli Interni. Concentrata sul mio ruolo di fotoreporter improvvisato vengo interrotta da un uomo ben vestito. Si avvicina presentandosi come giornalista ed immediatamente comincia a subissarmi di domande precise terminando con l'insolita richiesta di mostrargli il passaporto.

Si trattava, con molta probabilita', di un poliziotto in borghese. Al mio ennesimo rifiuto, mi accusa d'essere una spia attirando l'attenzione della gente circonstante la quale, sospettosa, mi circonda. Khaled cerca di calmare le acque garantendo che sono italiana e non Israeliana come insinuano in molti, ma quando la psicosi prende il galoppo e' contagiosa, non permette di ragionare lucidamente.

Ad un certo punto incrocio lo sguardo del poliziotti in borghese il quale, sfoderando un sorriso bastardo sussura: "Vattene, tra poco inizieranno a sparare".

Non fece in tempo a terminare la frase che udii il fischio dei lacrimogeni silurati in aria; la bolgia umana impaurita spintona nel tentativo di dileguarsi, una mano mi afferra. Mi volto, una ragazza mai vista prima d'allora urla: "Seguimi e corri!". Mano nella mano corriamo, incoraggiandoci a vicenda a non mollare, a correre piu' veloce. I sandali scivolano sui sassi lanciati il giorno prima e sparsi per terra. Gli occhi lacrimano. La gola brucia.

Giriamo l'angolo in una via perpendicolare, non sappiamo esattamente dove siano i poliziotti, tremiamo dalla troppa adrenalina. A pochi metri da noi una nube bianca, densa e minacciosa dalla quale provengono grida ed urla, ci fa intravedere solo delle ombre che si sovrappongono, due delle quali risultano essere Khaled ed il fratello della ragazza. Per fortuna stanno entrambi bene.

feriti che riemergono da sharia3 Mahmoud

Ci dirigiamo verso Tahrir, dove c'e' piu' gente di prima ma la situazione e' stabile. Poco dopo scopriamo che sono state sparate anche pallottole di gomma e molti giornalisti/blogger arrestati. Inziano a palesarsi i primi feriti portati in piazza per essere soccorsi. 


Chiamo Sam. Quella mattina era andato a richiedere i fogli per entrare a Gaza, ma la sera prima ci eravamo dati appuntamento proprio li', in piazza, ed avevo paura che fosse stato coinvolto anceh lui negli scontri.

In realta' era ancora in ufficio, ma appena gli racconto l'accaduto si fionda a Tahrir. Si assicura che stia bene e da bravo gionalista si mette alla ricerca di testimonianze. Riemerge dalla folla poco dopo, stravolto. Alcuni dimostranti non avevano apprezzato il fatto che fosse americano.
Stanca, esprimo il desiderio di tornare a casa. Passiamo affianco al Museo Egizio, mentre un gruppo di turisti scendono da un pullman megagalattico.

Calzoncini corti, gambe in vista, costumi da bagno. Mi guardo indietro mentre la piazza e' ancora in subbuglio. Il contrasto e' talmente forte che il tutto mis embra una brutta allucinanzione da trip andato male.

Uno dei tanti feriti in piazza Tahrir





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