Wednesday, June 6, 2012

Vivere al Cairo da donna

E anche oggi torno a casa facendo fatica a trattenere le lacrime dal nervoso e chiedendomi chi me l'ha fatto fare  di vivere in un Paese che non ha il minimo rispetto per la donna.

Non amo piagnucolare. Ogni volta che mi trasferisco in un Paese arabo, per il solo fatto che sono una donna, so cosa mi aspetta, ma cio' non significa che lo debba accettare. Percio' ancora mi incazzo se qualcuno mi sussura: "ia mossa", "ia eshta", "ia 3sal" all'orecchio o se, mentre cammino con maniche a tre quarti, jeans e scialle con 40 gradi d'estate, qualcuno si permette di giudicarmi: "haram 3laiki, dovresti coprirti".
Moralisti del cavolo, le schifezze andate a dirle a vostra madre o a vostra sorella. Ah gia', dimenticavo che loro sono intoccabili, ma le madri e le sorelle degli altri no. Se non vi piace come mi vesto giratevi dall'altra parte, non siete costretti a guardare. Ma ho come la sensazione che non lo disprezziate poi cosi' tanto dal momento che, prima di sputare le vostre sentenze, mi spogliate con il solo sguardo.

La cosa piu' demoralizzante e' che alla fine della giornata non ci posso fare nulla perche', per quanto possa reagire, non tocca a me cambiare le cose qui e chi lo dovrebbe fare, ovvero le donne (in questo caso) egiziane, il piu' delle volte mi consigliano di lasciare perdere, andare oltre e non rispondere perche' potrebbe essere pericoloso.

Sinceramente, non so come facciano a lavorare qui. E' da un po' di tempo che me lo chiedo per il semplice fatto che e' da piu' di un mese che tento di dare lezioni private di inglese e di italiano. Ho dato parecchie lezioni ed a parecchie persone, ma si e' trattato sempre e solo di una prima lezione. L'iter scolastico viene sempre, inevitabilmente, stroncato dalla misteriosa scomparsa dell'alunno.
Il motivo? Instintivamente potreste pensare che sia perche' sono una cattiva insegnante, e magari avete anche ragione. Ma queste persone non hanno neanche avuto il tempo di appurarlo o meno. Il motivo e' un altro. Sono uomini. E fondamentalmente concepiscono queste lezioni come un appuntamento al buio per cui funziona cosi': o ci stai o fai finta di starci, se no, non lavori.

Riflettendoci, io tutto sommato sono in una posizione privilegiata. Qui non ci devo vivere per sempre, ma le donne egiziane come fanno? Mi viene sempre in mente la figura di Busayna in the Yacoubian Building. La sua alla fine e' l'unica storia che ha un lieto fine, ma cosa e' stata costretta a fare pur di lavorare?

E' letteralmente impossibile  lavorare senza che, piu' o meno esplicitamente, si venga molestate. Di esempi ne avrei a iosa. Ve ne raccontero' solo uno dei tanti.

Incontro Mohamad per la prima volta a Cilantro. Era in ritardo di un'ora. Si e' seduto al tavolo con me e Sherif senza neanche scusarsi. Inutile dire che, se Sherif non avesse sorbito tutte le mie ire in quell'ora, avrei sbranato il ritardatario a parole. Per evitare cio', e perdere un cliente, dopo aver concordato velocemente data ed orario, mi son scusata ed ho raggiunto i miei amici per una birra fredda.

Qualche giorno prima della lezione ricevo un messaggio di conferma da parte di Mohamad: "Giovedi' alle 7, mi sei piaciuta"

Fino all'ultimo ho voluto credere che intendesse che gli fossi stata simpatica. Inutile dire che non intendeva quello. La prima lezione, nonostante l'insegnamento non sia la mia vocazione, ci ho messo tutto l'impegno possibile per rendere quell'ora e mezza interessante per me e per lui. Mi sono sforzata di parlare in arabo laddove non capiva e mi sono ingegnata improvvisandomi fumettista e mimo.
Non ha ascoltato una sola cosa che ho detto, non ha scritto una sola parola e non ha spiacciccato una frase. Mi interrompeva ogni tanto giusto per farmi domande personali che non centravano nulla con l'argomento che stavamo affrontando.

Gli ultimi 10 minuti mi chiede: posso scrivere una frase? Io, meravigliata e speranzosa che si fosse svegliato un po', gli do' carta e penna. In un italiano sgrammaticato mi scrive: tu piacere a me.
Vuoi fare lo stronzo? E allora iniziamo a giocare. Perche' dovete sapere che la caratteristica principale di questi individui e' la codardia. Faccio finta di non capire: "Cosa hai scritto?Non capisco, me lo puoi dire in arabo?"
Ovviamente non ho ricevuto risposta.

Solo dopo essere tornata a casa ho ricevuto questo messaggio: "Vorrei tu sposato avete la macchina e la apartamento o ufficiale universita perche tu mi piace pensare o rispondere i am good guy".
Wow, una proposta di matrimonio via sms. Che romanticone.

per almeno un mese ha continuato a chiamarmi e mandarmi messaggi. Chiamasi stalking.
(presto scrivero' un post sullo stalking che avviene qui in Egitto tramite chiamate/messaggi incessanti perche' e' un vero e proprio fenomeno, Phone stalkers torment women in Egypt)

Si' e' una storia che puo' farci sorridere e che e' stata motivo di scherno da parte mia e dei miei amici per settimane. Ma non e' un'eccezione, e' una continua ed incessante molestia che ad un certo punto non ti permette di lavorare.


Ho provato anche l'opzione della fede al dito. Ecco cosa succede:

ESR (=egiziano sessualmente represso): Sei sposata?

Io: si' (mostro la fede)

ESR: Tuo marito vive qui?

E qui ci sono due risposte che puoi dare, ma la reazione e' sempre la stessa:

1. No ----> e allora lui si sente in diritto di provarci comunque
2. Si' -----> e allora lui si sente in diritto di provarci comunque perche' una donna straniera puo' sempre avere un secondo habibi ed un marito che lascia sua moglie andare in giro da sola e' cornuto a priori.

Ed e' cosi', che per l'ennesima volta, ti ritrovi a tornare a casa con la voglia di prendere a calci nelle palle qualsiasi uomo che faccia finta di intralciare il tuo cammino solo per fare qualche suono animalesco o per farti sapere (nonostante tu non l'abbia chiesto) quanto sei bella.




Questo e' il mio quinto mese al Cairo e da quando sono arrivata mi sono resa conto che ho subito una trasformazione. Incosciamente ci sono cose di me che sono cambiate e comportamenti che ho assunto:

  • Solitamente amo vestirmi con colori sgargianti e da quando vivo al Cairo mi ritrovo a scegliere colori scuri, deprimenti che non mettano in evidenza le mie forme.
  • Quando esco di casa, guardo per terra. So bene che se incrocio lo sguardo di un uomo, per loro, e' un via libera. Come minimo saro' costretta a subire un commento o un'occhiata provocatoria. Il peggio e' che inizi a seguirmi cercando di attaccare bottone.
    Motivo per cui il piu' delle volte esco con occhiali da sole e lettore mp3 sparato a palla.
  • Quando cammino per strada, corro, non passeggio perche' a quanto pare gli uomini qui non concepiscono il fatto che anche noi abbiamo bisogno di andare dal punto A al punto B perche' abbiamo una vita. Che so', magari lavoriamo, studiamo e abbiamo degli impegni anche noi. No, noi passeggiamo per il loro piacere.

Tante volte avrei voluto che il mio corpo scomparisse. Subito dopo mi son sempre sentita in colpa per il solo fatto d'averlo pensato perche' IO so bene che non ho fatto nulla di male. Tuttavia, mi chiedo quante donne egiziane lo sappiano. Quante non vivano le forme del loro corpo come una condanna invece che un dono. Credo di capire perche' ci sono donne che decidono di coprirsi interamente rinunciando alla propria femminilita'.
E' una pressione psicologica quotidiana che si insinua lentamente nelle tue scelte ed atteggiamenti.



Il fatto e' che l'ostacolo non e' solo nel campo lavorativo o per strada. Parliamo di Tahrir. La piazza che per mesi ha coinvolto l'intero mondo tenendolo a fiato sospeso. Ho sostenuto gli egiziani da casa, ho creduto nella loro visione. Amo Tahrir e cio' che simboleggia. E anche se oggi le cose in Egitto non procedono come tutti noi abbiamo sperato, sono positiva. Dopotutto, si vede l'inizio di una rivoluzione ma non sempre se ne vede la fine. Le cose non cambiano in un solo anno.
Peccato che, pero', ogni volta che la debba attraversare, specialmente quando c'e' una manifestazione, le palpate di culo (e non solo. Vi evito di dire dov'altro) sono la normalita'. Ed e' li', in quel luogo dove centinaia di persone hanno urlato e ancora urlano per un cambiamento radicale ,che ti chiedi se mai ce la faranno. E' dal rispetto per se stessi e per gli altri che ci puo' essere un reale cambio di rotta. A giudicare dalle palpate che subisco, per cui sono sicura che i molestatori sanno dirmi che intimo porto, credo che ci sia ancora molta strada da fare.
(un articolo fresco fresco di come le molestie in Tahrir siano peggiorate sensibilmente: Alarming assaults on women in Egypt's Tahrir)

Ho sempre cercato di trattare gli uomini egiziani come persone adulte, mature e senza partire prevenuta. Mi dispiace dire che, nella maggiorparte dei casi, rimango delusa.

Potrei sinceramente andare avanti a scrivere per ore.

Prima di terminare vorrei dire che in parte gia' prevedo commenti del tipo: "Si', ma anche da noi la donna non e' emancipata, non e' rispettata e bla bla bla..." Queste sono osservazioni con cui sono d'accordo, ma solo in parte.
Chi mi conosce bene sa che non amo chi parla dei Paesi arabi per luoghi comuni senza mai averci messo piede e sa che non sopporto il maschilismo strisciante che regna in Italia o nel cosidetto Occidente.
Ma paragonare le due realta' equiparandole non ha senso. Il soggetto della discriminazione e' lo stesso, ma la cultura, gli atteggiamenti e le relazioni tra i due sessi delle due realta' non lo sono e cio' inevitabilmente crea delle discrepanze. Parificare e' solo un modo per negare il fatto che esiste una differenza ed e' anche parecchio palese. Negare, fare finta o sminuire il problema non aiuta. 

Detto cio', questo post non vuole essere una demonizzazione dell'Egitto o delle persone che ci vivono perche', per quanto ci siano giorni in cui mi faccia impazzire, ha un'anima di cui mi sono innamorata, lo ammetto. Ed e' proprio perche' lo amo che sento sia giusto esporre questo problema perche' una societa' che non e' in grado di confrontarsi o di autocriticarsi non si evolve.

Questo, per me, e' uno spazio dove mi posso esprimere liberamente rendendovi partecipe di tutti i miei stati d'animo e, purtroppo, questo e' uno di quelli con cui devo convivere quasi quotidianamente qui in Um al Dunya.


Vi rimando a questo post che affronta molto bene la questione, in maniera divertente: I'm an Egyptian woman and I like to be sexually harassed

C'e' anche una mappa online dove e' possibile denunciare episodi di molestia sessuale, individuando le zone da evitare perche' piu' a rischio: Harassmap




se cmq sia scrivete "harassment in cairo/egypt" su google troverete molto facilmente articoli di giornale, blog, video ecc che spiegano l'emergenza sociale.


post correlati: Escalation delle aggressioni sessuali al Cairo



Saturday, June 2, 2012

La reazione di Tahrir alla condanna data a Mubarak

La dignita' del popolo egiziano si esprime ancora una volta in piazza, in Midan Tahrir

Oggi, 2 giugno, Mubarak e' stato condannato a 25 anni da trascorrere, dove? Probabilmente nell'ennesima residenzadi lusso, con tutte le comodita' che la maggiorparte degli Egiziani non possiede.

Mubarak, cosi' come l'ex ministro degli interni Al Adly, sono stati condannati per "non aver impedito" l'uccisione dei manifestanti durante la rivoluzione.I figli di Mubarak, Gamal ed Alaa, sono stati scagionati dall'accusa di corruzione in quanto caduta in prescrizione. Infine, i collaboratori (i concreti esecutori di torture ed omicidi) sonos stati TUTTI risparmiati perche' considerati non colpevoli.

Insomma, una pena che non e' altro che un insulto a tutti i martiri morti  affinche' il proprio Paese potesse avere un sistema diverso. Piu' giusto.

Nel precedente post vi avevo lasciata speranzosa ed entusiasta delle elezioni. Purtroppo le mie aspettative son state deluse quando sono stati confermati i due candidati vincenti: Morsi e Shafiq.

La paura piu' grande, ora, e' che vinca Shafiq al secondo round. Gli egiziani, i sostenitori di Tahrir, non si fidano di un fulul, ministro dell'ex regime, che ha apertamente dichiarato che si ispira al modello di Mubarak e che, quindi, potrebbe decidere di graziarlo.




Per visionare altre foto: Tahrir erupts again after Mubarak's trial verdict

Wednesday, May 23, 2012

Primo giorno di elezioni al Cairo




E' stata una giornata intensa questa. E domani me ne aspetta un'altra.

Faccio fatica a descrivere l'entusiasmo con cui gli Egiziani stanno affrontando queste prime, vere, elezioni. Molti si sono vestiti a festa, altri si sono lasciati andare ad un sospiro di sollievo. Ho visto una donna che, subito dopo aver fatto il suo dovere, ha guardato verso il cielo e sussurato "Al-hamdullilah (grazie a Dio)", un'altra mi ha fermato solo per farmi sapere che la sua scelta non e' stata influenzata da nessuno e che e' grata a tutti martiri. Senza di loro, oggi, non potrebbe scegliere.

La maggiorparte mostra con fierezza il dito blu, segno che hanno votato.


Ho avuto una discussione molto interessante con Deena, la donna con il niqab, la quale alla mia domanda perche' abbia fatto una tale scelta di vita mi ha risposto che e' stata una scelta presa 4 anni fa per assomigliare ad Hadija (la prima moglie di Maomatto), Non e' stata costretta ad indossarlo, e non giudica le donne che, come me, non portano ne' il niqab ne' l'hijab. E' una questione di scelte, dice.

E' sicura che le cose cambieranno in Egitto, fondamentalmente perche' non puo' essere peggio di prima. E, se ci fosse anche la piu' remota possibilita' che lo possa essere, la gente sara' pronta, ancora una volta, a scendere in strada perche' non si ha piu' paura di cio' che si e' sconfitto una volta.

Sconfitto una volta, lo si puo' sconfiggere di nuovo.

Per vedere altre foto, il mio fotoblog e': Rihla Saida - From Egypt to Palestine and back

Si respira positivita’ e speranza nell’aria.

Thursday, May 10, 2012

Porno alle piramidi

Oggi ho avuto una di quelle giornate in cui, pur mettendoci tutto l'impegno del mondo, finisci per non combinare nulla.

Qualche giorno fa Drew mi ha riferito che c'era un suo amico, il quale gestiva un'agenzia di tutoring privato, che cercava disperatamente dei madrelingua italiani. Ho cosi' deciso di darmi all'insegnamento dell'italiano, non tanto per passione ma sempre per tirare su un po' di soldini (post correlato: Perche' essere una modella al Cairo quando si puo' essere un clown?). Il tizio, Sherif, mi manda un messaggio dandomi appuntamento giovedi alle 9 in un bar in Midan Messa7a.

Bene, stamattina mi sveglio con l'obiettivo d'entrare alla seconda ora di lezione, non volevo perdere la mattinata intera. Vado da Cilantro, ordino un macchiato, ed attendo. 15 minuti...niente. 25 minuti...ancora nessuno. 35 minuti...comincia a salire il nervoso. 35 minuti ed 1 secondo...chiamo incazzata nera.

Risponde una voce sonnolenta: "Hallo?"

(tra me e me: Hallo, sta minchia)

"Hallo, e' da mezz'ora che ti sto aspettando e sei ancora a letto? Se e' questa la professionalita' che mi devo aspettare da te bla bla bla..."

"No, no, no...l'appuntamento e' alle 9 di sera!"

"Le 9 di sera, di giovedi' sera?" che corrisponderebbe al nostro venerdi' sera, per cui si presuppone che la gente esca a far follie dal momento che il giorno  dopo puo' rimanere a letto a sonnecchiare "beh, avresti potuto specificarlo...sai, in Europa funziona che la gente si alza la mattina se vuole essere produttiva o se deve svolgere un colloquio di lavoro ."

"Si', ma qui siamo al Cairo" mi risponde molto ingenuamente

(si', a volte vorrei che non mi fosse ricordato. Ma ero parecchio impressionata del fatto che avesse risposto al telefono nonostante fossero le 9.35 del mattino, cioe' l'alba secondo la percezione egiziana.)

Prendo un taxi per recarmi a scuola, non voglio perdere anche la seconda ora. Entro in classe. Non c'e' nessuno. L'insegnante ha avuto un'emergenza, niente lezione.

Quindi, sono appena le 10 e riassumendo: non ho combinato nulla di quello ch emi ero prefissata e sarei potuta rimanere a letto a ronfare beatamente.

Non mi scoraggio! Significa che e' la giornata ideale per finalmente trovare del tempo (e ne avevo) per registrarmi allo IELTS al British Council. Ne approfitto per chiamare Matt, in caso fosse in pausa, cosi' che mi potesse aiutare con la registrazione. Sembrava procedesse tutto liscio come l'olio: nome, cognome, indirizzo....numero di passporto. Merda. Ho dimenticato il passaporto DI NUOVO (post correlato: La spia che ama i gatti ed i microbus).

Pesto i piedi per terra, inizio a piagnucolare come una bimba: "Non e' possibile che abbia sempre la testa fra le nuvole!Ma perche'!!!"

Matt dall'alto del suo metro ottanta e passa: "Ed ovviamente non l'hai ancora fatta la fotocopia come ti ho suggerito di fare, vero?"

Abbasso gli occhi: "Nu", mi guarda come se non fosse meravigliato della cosa.

 "Credo che la tua pausa sia finita, i tuoi studenti ti aspettano" rispondo stizzita. 


Le nove di sera (che poi erano le 9.30)

Che tipo assurdo. Mi racconta di aver servito per l'esercito sul confine con Israele, "il nemico", ma di come fosse stato difficile per lui arruolarsi perche' suo nonno era ebreo. Non me lo sarei mai aspettata che avesse del sangue ebreo dal momento che appena poteva mi esprimeva la sua intolleranza verso di loro.
Mi pareva un personaggio alquanto schizofrenico, ma d'altronde chi non lo e'.

"Settimana prossima inizieremo a girare una pubblicita' alle piramidi per promuovere i corsi. Ho avuto questa illuminazione per cui ho pensato di vestirmi da Napoleone ed inscenare il momento in cui la Sfinge perde il naso. Sai, ho trovato anche 10 modelle russe che ne faranno parte."

(non chiedetemi cosa centrino le russe.)

"In tutto, ho speso 13.000 pound!"  Ho notato negli anni che gli arabi tendono spesso a specificare quanti soldi hanno speso per una determinata cosa. E cosi' inizia la lista della spesa: "3.000 pound per il canone, 3.000 pound per le modelle, 3.000 per i permessi che sono molto difficile da ottenere dopo che ci hanno girato un film porno, 3.000 pound per.."

"No, no!Dopo aver girato cosa??" lo interrompo

"Un film porno!!Davanti alle piramidi, l'hanno chiamato Pyramids. Il direttore era un cavolo di ebreo che e' riuscito ad ottenere i permessi grazie alla collaborazione di Mubarak!Maledetto!!"

Eccoci, ci siamo...Israele, ebrei, Mubarak, porno....strano che non abbia ancora citato l'America. Sono tutti il "diavolo".

"Sai, e' un film che ha anche partecipato al Festival di Cannes!"

Scoppio a ridere. Non ci posso credere!!Mish ma3ul!

"Controlla su internet, il film e' uscito nel 1996 e il regista si chiama Woodman (Pierre Woodman)"


Tornata a casa, faccio un po' di ricerca, convinta parlasse di una scena di bacio od una scena un attimino piu' spinta del normale. Di certo non un porno.

Ed invece.....scopro che e' tutto vero!!!
Woodman nel 1996 ha girato un porno alle piramidi ed ovviamente fu arrestato. Il film fu presentato al Hot d'or (Hot_d'or),  premio eurpreo per il cinema pornografico consegnato a Cannes.

Egitto, mi regali sempre delle grandi emozioni.



Vi lascio pero' con questa chicca che e' uscita fuori mentre ero ad Horeyya subito dopo l'incontro con Sherif. Stavo raccontando i fatti ai miei amici e ci stavamo scompisciando dalle risate quando Thibaut mi    racconta che tempo fa aveva letto che ad Alessandria un uomo, il quale assomigliava in maniera impressionante a Saddam, era stato rapito con l'obiettivo di costringerlo a fare un porno.

Due episodi in una serata che trovavo talmente assurdi da non poter essere veri e che invece..lo sono!!
ecco l'articolo comparso su Ahram
un altro articolo su Leggo


Qui non ci si annoia mai.


Tuesday, May 8, 2012

Quando una vocale lunga o corta fa un'enorme differenza per una vegetariana

Ogni mattina, prima di andare al corso di arabo, non potendo entrare in un bar ed ordinare "un caffe' macchiato con una striscia di focaccia, grazie! (5 anni di Genova hanno lasciato il segno)", ho preso l'abitudine di bere un succo fresco. Un'abitudine molto piu' salutare in effetti.


Qui al Cairo, a quasi ogni angolo della strada, si trovano questi negozi coloratissimi che preparano succhi freschi sul posto soddisfacendo qualsiasi voglia. Qualsiasi combinazione di frutta chiediate, ve la preparano. 
Solitamente la mia droga quotidiana e': 3sir manga (succo al mango), Da non sottovalutare sono l'3sir 2assab (succo di canna da zucchero) e l'3sir sobia (succo di cocco). 

Da qualche settimana a questa parte, ho inziato a bere un bicchiere di succo di carota al giorno, non tanto perche' ci impazzisca, ma perche', io abitante del sud Europa, fiera portatrice della cultura mediterranea in un gruppo di amici "nordici" (tutto cio' che e' al di sopra dell'Italia e' gia' scandinavia ai miei occhi ;) non mi posso permettere d'essere piu' bianca di loro. E' umiliante. ;)

La maggiorparte sono possessori di un abbonamento ad una palestra molto economica qui in Do'i che prevede anche l'utilizzo della piscina. Io se potessi, ci passerei le giornate a prendere il sole. Peccato che per quanto economica non me la possa permettere. 

Quindi mentre loro si godono il sole a bordo piscina, io mi devo ingegnare con stratagemmi quali: 

- posizionarmi davanti alla finestra aperta, magari mentre studio o leggo, cercando di catturare i pochi raggi che riescono ad infiltrarsi tra la foresta dei palazzi cairoti;

- applicare crema abbronzante ad ogni mia uscita (limitando le zone d'azione pero', perche' non si puo' uscire sbracciate qui);

- bere piu' succo di carota possibile!Velocizza l'abbronzatura...


Comunque sia...

Stamattina come consetudine entro nel negozio ed ordino:

"wahed gazzaar" 

Il tizio dietro la cassa che era nuovo, non l'avevo mai visto prima di allora, mi guarda confuso e risponde:

"algazzaar fi sahri3 at-tania"

"eh?" (cosa?)

mi fa segno di procedere per la strada seguente. 

"La!Ana 3yza wahed gazzaar!"


Piccola premessa: l'arabo possiede vocali lunghe e vocali corte ed a seconda della loro pronuncia la parola puo' avere un significato od un altro. 


Insomma dopo qualche minuto di incomprensione, sillabo la frase:

"A-n-a  3-y-z-a   3-s-i-r   g-a-z-z-a-a-r!" inserendo la parola succo.

Al che il ragazzo scoppia a ridere. 


Ora vi spiego:


















gazAAr: macellaio                                              VS                                         gazAr: carote





Ancora in preda alla sonnolenza (non sono di certo una persona mattiniera) avevo scambiato le due parole.



Potete capire quanto sia importante, quindi, pronunciare correttamente le vocali. 
In questo caso, fa un'enorme differenza...soprattutto se si e' vegetariani come la sottoscritta!!

In mia difesa, vorrei fare una osservazione ed aggiungere che pero' il ragazzo mancava di flessibilita' mentale. Suvvia, ci poteva arrivare!!;) 

Presi il taxi demoralizzata, chiedendomi per l'ennesima volta: "Con tutte le lingue che ci sono al mondo, perche'....PERCHE'... ho scelto proprio l'arabo??"

Wednesday, May 2, 2012

La spia che ama i gatti ed i microbus

Beh, almeno quando torno in Italia avro' qualcosa da raccontare: "Sono stata arrestata perche' sospettata di spionaggio". 
Che incipit!

Ed ovviamente con il passare degli anni aggiungero' particolari su particolari fino ad arrivare ad una versione collaudata sui miei poveri nipotini ignari: 
"In piena rivoluzione egiziana vostra nonna, all'epoca una rinomata fotoreporter il cui nome in codice era La Gatta, si e' inoltrata in una zona militare per scattare delle foto che avrebbero destabilizzato l'intero andamento politico egiziano. Si trattava di una missione ad alto rischio, la cui preparazione duro' piu' o meno 4 mesi. Furono mesi stremanti quelli. Gli allenamenti giornalieri misero a dura prova la sua forza di volonta': attraversamento cronometrato delle strade cairote, salita e discesa al volo dai microbus, esercitazioni di orientamento durante tempeste di sabbia ecc ecc....
Ma il grande giorno, fu un piccolo dettaglio ad incastrarla: la cavigliera. Si', proprio quella stessa cavigliera che  vi avvisa del mio arrivo ogni qualvolta che state facendo una marachella. Khalli ballku tesori miei, sono sempre i  piccoli particolari che vi fregano. Ed e' cosi' che son stata scoperta,presa e portata di fronte al comandante........."

Vorrei potervi dire che tutto cio' sia vero, ma non e' cosi'. Seppure la storia reale mantiene degli aspetti assurdi.


Ieri, si e' festeggiato il primo maggio anche al Cairo per cui era vacanza. Invece di rimanere a casa a gingellarmi, ho preso la macchina fotografica e il mio obiettivo 70-300 mm (usato raramente, ma molto utile per l'ultima ossessione fotografica: le vecchie pubblicita' dipinte sui muri cairoti. Quelle che tra un paio di anni saranno completamente sbiadite) e ho scelto un quartiere a caso che non avessi ancora esplorato. Di recente avevo letto qualche articolo/impressione su Shubra. 

Localizzato nella zona nord del Cairo, in passato era un quartiere aristocratico (si nota anche dai palazzi) che pero', nel tempo, ha subito un forte processo di urbanizzazione e sovraffolamento. Oggi, e' abitata principalmente da famiglie appartenenti alla classe medio - bassa e la maggioranza e' cristiana copta. Ed e' proprio a  Shubra, ad ottobre, che i baltagheyya hanno attaccato il corteo dei copti ferendo molti dei suoi manifestanti.

Piccola curiosita', il nome sembra derivare dalla parola italiana: sopra per indicare la posizione sopraelevata, con il tempo divento' Shubra. La presenza italiana in territorio egizio, tempo addietro, era molto consistente e cio' inevitabilmente ha influenzato la lingua.

da Rod El Faraq a Shubra El Kheima

La mia intenzione era quella di scendere alla fermata metro di Rod Al Farag e proseguire fino a Shubra El Kheima. Quando arrivai, non trovai nulla di particolarmente coinvolgente nella strada principale guarnita da negozi di scarpe, vestiti e da fast food. Ma avevo notato parecchie di quelle vecchie pubblicita' che oramai attirano la mia curiosita'. Oltre al fatto che, con grande sorpresa, non avevo ancora ricevuto alcuna molestia, per cui mi stavo godendo la passeggiata, il sole e la leggera brezza. 

Superata la chiesa di Santa Teresa, alzo lo sguardo e intravedo tra i palazzi un'altro di quei vecchi manifesti pubblicitari. Tiro fuori la mia mega lente, e comincio a scattare all'impazzata. Finche', non mi sento assalire verbalmente:

"Enti tasawari eh??!" (cosa stai fotografando)

Dovete sapere che fotografare al Cairo e' tanto semplice quanto frustrante. C'e' sempre qualcuno che si avvicina a chiederti cosa stai facendo o cosa stai fotografando, e non si capiscono immediatamente le intenzioni. Il piu' delle volte e' curiosita' (la cultura del non farsi gli affari propri), ma altre volte e' sospetto, come in questo caso.

Mi giro irritata, il tono maleducato apparteneva ad un'uniforme bianca, cioe' ad un poliziotto. Guardo dietro di lui e leggo: Qism alshorty (stazione di polizia). 

"Non lo vedi cosa sto fotografando?Il palazzo" gli rispondo canzonandolo.

Confesso che ho un problema di auto controllo con le autorita', in particolare se hanno un'uniforme. Ma dipende sempre da come si pongono. Se mi avesse rivolto la parola con gentilezza, non avrei reagito con arroganza. 

"Enti tasawari eh???!"

"2ultilak!!" (te l'ho detto!) e gli faccio vedere la foto con atteggiamento di sfida, mentre una vocina nella mia testa mi incita: "Nora, stai zitta!Stai peggiorando la situazione". Vocina messa a tacere immediatamente.

"Enti lazim tiruhi maia" (devi venire con me)

Non l'avesse mai detto. Alzando la voce gli dico chiaramente chenon avevo nessuna intenzione di seguirlo dal momento che non avevo fatto nulla di male e potevo fotografare cio' che volevo.

"Fin elpassaport?" (dov'e' il passaporto?)

Merda. Non me lo porto mai dietro. E non avevo nessun altro documento di riconsocimento. Tento di far resistenza ancora per un po', attirando l'attenzione dei colleghi finche'... non cedo. 
Intenzionata a non dargliela vinta, entro nella stazione di polizia seguita da una frotta di poliziotti. Manco fossi Mubarak in persona.


Nella caserma di polizia

Mi portano di fronte al comandante. Ed io inizio subito la mia scenetta:

"Non ho fatto nulla di male. Perche' sono qui?"

Lui rimane un po' perplesso della mia reazione e credo anceh del fatto che sapessi parlare arabo. Dopo aver confabulato con gli altri, inizia un interrogatorio serrato. Cosa stai facendo al Cairo, dove vivi, perche' parli arabo ecc ecc...

Io ancora incredula di essere li' per aver fotografato uno stupido palazzo, invece di collaborare continuo a rispondere con sarcasmo pungente, ma sinceramente era difficile non farlo. La situazione, a mio parere, era veramente assurda.

"Non puoi fotografare cosi' per strada!"

"Ah si'?Pensavo che l'Egitto fosse un paese turistico. Cos'e'?Lo andate a dire ad ogni turista che incontrate che non puo' fotografare per strada?Oltre al fatto che non ho visto alcun cartello con scritto Mamnu3 altaswir (vietato fotografare)."

Credo d'aver ottenuto la simpatia del comandante dopo un po', devo essergli sembrata comica. Spesso e volentieri rideva delle mie osservazioni sarcastiche sotto i baffi se non apertamente davanti ai suoi inferiori.

Prendono la mia macchina fotografica e scorrono tra le foto, commentandole:

"Ti piacciono i gatti, eh?"

"Si', vi pare che una spia fotografi gatti e microbus? Con tutti i problemi che avete al Cairo in questo momento, vi potete seriamente permettere di perdere tempo con me?Mish mumkin!!!!"

La commedia ando' avanti finche' il comandante (che tutto sommato era una brava persona) chiamo' un mediatore che parlasse in italiano cosi' che mi potessi spiegare in una lingua comprensibile e non mista tra l'inglese e l'arabo. 

Scoppiai a ridere quando il mediatore mi disse che fondamentalmente erano confusi perche' le mie foto erano di cose brutte. Beh, grazie! In pratica non capivano perche' stessi fotografando nella citta' dei morti, al suq, i microbus, i lavoratori ecc... Non riuscivano a capire che la fotografia e' una passione e che la bellezza e' relativa, per cui pensavano che stessi fotografando quei soggetti per dare un'immagine negativa del paese. 

Ed io che sto tentando di fare tutto il contrario!!!


La situazione sembrava si stesse risolvendo definitivamente. Mi avevano persino offerto del te'!Ed il comandante mi aveva fatto la ramanzina di quanto fosse pericoloso di questi tempi fotografare per strada perche' la gente poteva reagire nelle maniere piu' inaspettate ed arrivare persino a picchiarmi. 

"Sai, la gente ha paura, potrebbero prenderti per una spia"

(Beh si', a quanto pare non solo loro -.- )

"Sai, ti abbiamo controllato perche' son venuti in molti a denunciare la presenza di una ragazza ebrea che fotografava"

(seeeeeeeeee vabe'.....mi piace soprattutto il dettaglio della ragazza EBREA. Credo intendesse Israeliana)

"Quindi fai attenzione, bla bla bla...."

Nel frattempo mi restituiscono la macchina fotografica. Hanno cancellato tutte le foto!!!!
Li' credo sia uscito il peggio di me. Ma alla fine, stanca di essere li' gia' da 3 ore, sdrammatizzo quando noto che mi avevano lasciato una foto: quella della chiesa.

"Grazie!Almeno mi avete lasciato la foto della chiesa!" e sorrido

il comandante: "COSA!!NO!Cancella!Se domani succede qualcosa a quella chiesa, se salta in aria e ti hanno visto aggirarti per i dintorni potrebbero pensare che sei stata tu!"


La paranoia qui sta raggiungendo livelli inimmaginabili.





Monday, April 30, 2012

Perche' essere una modella al Cairo quando puoi essere un clown?

Come ogni studentessa fuori sede, devo far affidamento a qualsiasi espediente pur di risparmiare fino all'ultima 2rsha (piastra). 
Dopo mesi di ricerca per un lavoro retribuito e non un lavoro inteso come volontariato, ho gettato la spugna. 

Ovviamente, per me, l'ideale sarebbe stato riuscire a trovare un lavoro in un Organizzazione Non Governativa qui al Cairo, se poi si occupava di rifugiati...ancor meglio!
Ma dal dicembre dell'anno scorso, lo SCAF (Supreme Council of Armed Forces) ha condotto dei raid mirati ai danni di alcune Ong (all'incirca 20) che si occupavano principalmente di diritti umani. Il tentativo era quello di mettere a tacere le denunce avanzate dalle organizzazioni, cosi' come le ricerche, sulla sospensione dei diritti umani durante e dopo la rivoluzione. Di solito la scusa utilizzata per giustificare l'irruzione nelle sedi, il sequestro dei documenti, dei computer (anche quelli personali dello staff) e delle macchine fotografiche, era l'accusa di ricevere finanziamenti illegali dall'estero incoraggiando l'influenza straniera nel Paese. In un secondo momento cominciarono aperlustrare anche le Ong che lavoravano con i rifugiati. Fu cosi' che molti stranieri che lavoravano nel sociale furono costretti ad andarsene per non rischiare di subire un processo.

In seguito a questi eventi la maggiorparte delle Ong hanno cominciato ad accettare solo volontari. 

Da qualche mese a questa parte sono entrata a far parte del circuito delle comparse televisive in film, musalsala (le famosissime e ridicolissime soap opera egiziane) e dello spettacolo in generale. Non mi sono mai interessate le luci della ribalta, anzi, all'inizio (ed a volte ancora adesso) sentivo di essermi venduta. Dopottutto venivo scelta non tanto per la mia bravura ma per il mio aspetto. Cioe' quello che molte volte ho rimproverato ad una certa categoria di donne. 
La paga pero' e' abbastanza buona ed inaspettatamente, quando si e' fortunati, si incontrano persone interessanti.


Settimana scorsa mi chiama Gamal offrendomi un lavoro simile al primo che avevo fatto nel Hotel Al-Mes7. Considerando ceh quella volta ho dovuto semplicemente sorridere, indossare un bel vestito preparato su misura per me e distribuire cioccolatini (per cui funzionava tipo: un cioccolatino a te, un cioccolatino a me)...accettai volentieri.

Me ne sarei pentita ben presto. Avrei dovuto sospettare che ci fosse qualcosa di losco dal fatto che Gamal era molto vago:

"Sarete in 20 ragazze, porta tacchi e una maglietta rigorosamente bianca"

"20 ragazze??Ma che evento e'?"

"Un evento...tu fatti trovare alle 10 in Midan Lubnan..puntuale!!"

(non so perche' ogni volta insista sulla puntualita' visto che inevitabilmente si finisce SEMPRE per partire un'ora dopo l'ora prestabilita)

"Mmm...meshi."


ma d'altronde lo e' sempre. Si scopre cosa bisogna fare solo all'ultimo. Egyptian organizzation. Ma il fatto che non si fosse presentato il mattino dopo mandando un assistente sarebbe dovuto essere il secondo campanello d'alarme. 


Il bus imbocca la strada per Alessandria, the Desert Road. Chiedo alle altre ragazze se hanno qualche informazione in piu'. Nessuno sa niente. Mi metto l'anima in pace ed osservo il paesaggio che mi sfreccia davanti. L'urbanizzazione selvaggia degli ultimi anni ha distrutto aree del Cairo che probabilmente fino a 30 anni fa erano campi verdi riservati alla agricoltura con canali d'irrigazione e buffale che beatamente ruminavano. Ora, la vista e' alquanto triste. Palazzi ancora in costruzione che non verranno mai terminati ammassati l'uno sull'altro. La maggiorparte disabitati.

Man mano che usciamo dalla citta' le dune di sabbia rilassano la mia vista, non ci sono molti particolari a cui far caso. Ogni tanto, piccoli villaggi di un paio di abitanti e capre, compaiono sparsi qua e la' finche', nel bel mezzo del nulla, compare una gigantesca cattedrale nel deserto. Un centro commerciale nel bel mezzo del deserto. Vengo presa da un attacco di "disorientamento da globalizzazione". Da un lato dell'autostrada, un paesino polveroso dimenticato, formato da una decina di capanne ed una moschea, dall'altro un mostro dell'architettura moderna e del consumismo.

Quano arriviamo il centro commerciale pare una citta' fantasma con un'inquietante musichetta da circo in sottofondo. Dove cavolo sono finita? Ci portano in una stanza dove sono esposti una serie di cappelli che a dire ridicoli, e' dir poco. Avevano diverse forme ed erano decorati da piume e fiori finti dai colori piu' improbabili. Insomma, immaginatevi la versione piu' kitsch che la vostra mente puo' partorire. Ecco, era ancor peggio. Ciliegina sulla torta: arrivano i costumi. Comincia a diffondersi il panico, soprattutto tra le russe che di certo non potevano permettersi di mettersi in ridicolo.

Anche se e' da poco che frequento questo ambiente, ne ho gia' osservato aspetti assurdi. Diciamo che per fare questo lavoro non devi essere una supermodel. Gli standard egiziani sono pressoche' inesistenti. Trovo divertente come in Italia difficilmente (per non dire nessuno) mi prenderebbe come eventuale modella perche' non rientro nel 90-60-90, mentre qui rispecchio in pieno i canoni di bellezza.
Guarda se una italiana, proveniente dalla penisola che detta moda nel mondo, deve venire al Cairo per avere una carriera come modella ;) Comunque sia, non ci sono selezioni da superare o misure in cui rientrare. E per quanto alcune di loro fossero realmente belle, trovavo irritante come si comportassero da star del cinema quando magari nel proprio paese nessuno le avrebbe prese in considerazione.

Io e un'altra italiana, conosciuta in quell'occasione, invece di fiondarci sui costumi da farfallina e fatina abbiamo deciso che se dovevamo umiliarci, tanto valeva farlo bene, fino in fondo cercando di divertirci. Per cui scegliemmo i costumi da clown. 

Ora arriva la parte surreale:

In pratica mi sono TRAVESTITA DA CLOWN per partecipare ad una parata PASQUALE (ma Pasqua non era settimane fa?O_o), con una banda che suonava la CORNAMUSA (in Egitto) e che apparentemente aveva un repertorio talmente limitato che e' finita per suonare CANZONI NATALIZIE nel bel mezzo del DESERTO.


Io e Valeria siamo state le uniche ad averci messo un minimo di entusiasmo. Le altre ragazze probabilmente pensavano che fossero ad una sfilata (tant'e' che il responsabile, dopo il primo giro, ci ha riproverato.)
Gli unici che hanno realmente apprezzato il nostro show furono i bambini. Gli adulti, soprattutto i papa' ed i fotografi, erano attratti piu' dalle gambe nude delle russe. Ingrati. 
Una carriera appena iniziata e gia' stroncata.


ps. Inutile dire che Gamal e' stato sommerso dalle lamentele. Aveva messo in conto che se fosse venuto avrebbe rischiato la vita. Codardo ;)



Il mio photoblog: Rihla Saida - From Egypt to Palestine and back



Lifts in Cairo

Getting on lifts in Cairo is like having death wishes...

You get on lifts holding ur breath and counting the minutes which separate u from descending it safe and sound, not as a human pulp...
In the background often enough u can hear the old mechanism of the lift creak and all u can think of is:
"Please, don't...please, don't..." 

In that endless time, signs as these ones DON'T help!;)



Cairo 2012

Sunday, April 8, 2012

THE ABSENCE OF ANIMAL RIGHTS IN EGYPT


THE ABSENCE OF ANIMAL RIGHTS IN EGYPT


What inevitably captures our attention walking in Cairo’s streets is the complete absence of animal’s compassion,  it is as if they are totally “invisibles” in the great Umm aldunya.
Conceived mainly as tools to fulfil people’s needs or as annoyances to get rid off, animals are abused on daily basis. Donkeys with sore backs due to heavy loads, terrorized dogs, mutilated cats by mean kids and trembling ovines tied up under hanging corpses of dead animals waiting for their turn; these are the daily images that we face in Cairo’s streets.

For those who still can’t stand the view of these unjustified treatments, it’s spontaneous to wonder where this insensibility comes from. Attention and care for animals doesn’t exist in the culture or the education of the society, and the misconception in the religious beliefs towards animals play a crucial role in the deterioration of animal rights protection in Egypt.

Fawzi - S.P.A.R.E shelter
The major victims of religious misconception beliefs are dogs. There are different episodes related to Prophet Mohammad in which dogs are figured as evil entities and sometimes even as “jins” in animal form. However, it seems that this is a tradition coming from pre-Islamic mythology that had a strong impact on Islamic law. This attitude probably reflects a prior anxiety towards a threatening nature that nowadays there is no reason for it to exist.
While in fact, there are different quotes in Quran that state the necessity to love all living beings, since they were all created by God. Dr. Mohammad Spayed Tanta, Sheikh of Zahra, actually wrote a fatwa stressing on how Islam invites people to treat animals with kindness and compassion.

Beyond the religious aspect of how animals are considered, it is undisputed that they should benefit from tutelary legislative standards which consider them as living beings able to feel pain and not as objects to exploit. Although it is limited, an Egyptian legislation for animal rights protection does exist, yet does not cover issues like: foster of animals in zoos and pet shops, transportation of animals, slaughterhouses conditions and the protection of exotic animals.


In such depressing scenario, fortunately there are several non-profit associations that give hope and voice to the weakest. One of the most inspiring non-profit association is: S.P.A.R.E (Society for Protection of Animal Rights in Egypt). Operating since 2011, located on the outskirts of Cairo, near Sakkara, where it offers a couzy shelter to about 43 dogs and 20 cats.




Koko - S.P.A.R.E shelter
Amira Abaza, the founder of the organization, explains how the wish to open a safe place for animals emerged after a personal traumatic experience of hers: a beloved dog was shot in the street. In fact, it’s very widespread in Egypt to face the stray animals problem by shooting and poisoning them in a barbaric way. However, Abaza also underlines how the public opinion in the last years has changed and interest towards animal rights has risen amongst Egyptians, especially after the opening of S.P.A.R.E: “not everybody agrees with us but much more Egyptians are aware that we are doing something good.”


Roumi - donkey sanctuary
Venturing ourselves a little bit further, through green cultivations and hard working farmers we reached a quite sandy farm that hosts 4 lovely donkeys, all with heartbreaking stories. Roumi for example, was forced to work despite he had a broken leg since a year. When he was brought to the Donkey Sanctuary the doctor gave him three days before euthanize him. Roumi surprised everyone by his speedy recovery and now is another lucky donkey escaped from an ominous destiny.

The innovative aspect of S.P.A.R.E is that besides taking action, they prevent the creation of a vicious circle of bad habits by encouraging a proper welfare towards animals. Only by educating the young generations, it’s possible to make a difference in a long term race and that’s exactly one of S.P.A.R.E’s main goals. Through lectures in schools, field trips at the shelter and distribution of informative booklets hopefully a renewed mentality based on animal and human respect will spread in the upcoming years.

foto e testo di:
Eleonora Gatto

Saturday, March 31, 2012

La Giornata della Terra al Cairo, che delusione.


Ieri, 30 marzo 2012, si e' svolta la Giornata della Terra (Yom al-ard) durante la quale si commemora la lotta per la riappropriazione della terra palestinese e se ne denuncia la costante confisca illegale da parte dello stato sionista d'Israele.

Poster Yom al-ard
Poster Yom al-ard



















Nel marzo 1976, Israele dichiaro' l'intenzione di confiscare ed espropriare terre nella Galilea settentirionale. Una tattica per espandere gli insediamenti ebraici e continuare con il processo di giudizzazione permettendogli d'ottenere un maggiore controllo sul territorio. I leader palestinesi locali reagirono indicendo uno sciopero generale proprio il 30 marzo seguito da scioperi di solidarieta' anche a Gaza, in Cisgiordania e in molti campi profughi in Libano. Durante quest'azione di disobbedienza sociale furon uccisi 7 palestinesi: Kher Yassin, Raja Aby Raya, Ra'fat Al Zuhairi, Khadija Shawahna, Khader Khlail, Mohsen Taha e piu' di 10 furono feriti.

Da quel giorno, il 30 marzo e', per i Palestinesi, la giornata dedicata alla lotta per il riconoscimento delal loro terra e della loro identita'. Quest'anno persone provenienti da tutto il mondo hanno manifestato in solidarieta' con la causa palestinese ed e' stata lanciata una Marcia Mondiale su Gerusalemme.



Nonostante la delusione di non aver trovato un convoglio disposto ad arrivare, almeno, al confine (non mi aspettavo realmente di attraversarlo) sentii il bisogno di esprimere la mia solidarieta' verso il popolo palestinese. Per questo motivo andai a Tahrir piena d'entusiasmo, pronta ad unirmi ad una comunita' con cui condividere gli stessi ideali.

Purtroppo, cio' che trovai fu tutt'altro. Penso che ieri abbia assistito alla piu' deprimente manifestazione pro palestinese di tutta la mia vita.
Prima di tutto, sono rimasta sorpresa nel trovare una midan (piazza) cosi' vuota poche' gli Egiziani tendono sempre ad esprimere la propria vicinanza con il popolo palestinese. Sarebbe, quindi, stata una buona occasione per loro di far qualcosa di concereto invece di limitarsi a blaterare.
In secondo luogo, ho trovato innaccettabile come la Palestina sia stata usata come strumento politico. La vista di bandiere israeliane fatte oggetto di sputo, calpestate; la solita propaganda trita e ritrita contro l'America (Amrikiin kilab - Americani cani) e un paio d'idioti che tentavano di imitare la Dabke, mentre calpestavano la bandiera israeliana, spogliandola d'ogni suo significato, e' stata un'esperienza orribile. Orribile, ma soprattutto offensiva verso la causa palestinese, la loro resistenza e gli sforzi dei Palestinesi.

Ancora una volta mi sono resa conto di quanta ignoranza circola sul conflitto nei Paesi arabi. E' sempre molto difficile intavolare un dialogo costruttivo sulla questione. La tesi semplicemente e': Israele non deve esistere. Beh, mi dispiace deludervi, ma questa non e' una soluzione.

Miei cari Egiziani, se staet leggendo questo post, vi vorrei ricordare che molti (se non la maggiorparte) dei Palestinesi stanno lottando per poter vivere in pace. Pace intesa come UNA NAZIONE PER DUE POPOLI. Se veramente li volete aiutare, alzare il di dietro (volendo essere fini) e fate qualcosa d'effettivo. Bruciare, calpestare e sputare sulla bandiera israeliana sono azioni codarde che non risolvono nulla. Nel frattempo, i vostri "fratelli" Palestinesi, di cui vi piace tanto riempirvi la bocca, stanno vivendo sotto occupazione e stanno realmente cercando una soluzione pacifica per esistere e coesistere.

Inutile dire che sono tornata a casa incazzata nera.




ps Rifletterei anche sul ruolo dei Paesi arabi. Gli Americani saranno cani, Israele sara' il diavolo ma che io sappia i Paesi arabi non hanno mai disdegnato fare affari con entrambi. Mi sta bene criticare l'influenza occidentale ma a volte un minimo d'autocritica sarebbe apprezzabile.